Il video senza gol: il caso di
Qui studio a voi stadio

Carmine Marino

Società Italiana di Storia dello Sport


Indice

1. Calcio e televisioni private in Italia: una nota introduttiva

2. Qui studio a voi stadio, «il programma che vanta il maggior numero di imitazioni»

3. La metamorfosi: Qui studio a voi stadio nell’era della comunicazione virale

4. «Due minuti, linea alla regia. Grazie, a tra poco»: Qui studio a voi stadio fenomeno di culto?


Abstract: The birth of local radio and televisions had been a significant turning point for the Italian social history and for the same customs of viewers. These new broadcasters proposed a rich daily schedule, that included films, TV series, brief news reports and some sports programs, as magazines or football commentaries. However, the real growth of this editorial line happened when these TV channels challenged both Rai (Radio televisione italiana) and private networks with the live coverage of Italian football tournament, filling a huge gap in our media system. This paper wants to analyze one of the most interesting and enduring example of football shows broadcasted by local TV stations, Qui studio a voi stadio, which has been airing since 1986 on Telelombardia.

Keywords: calcio, tv locali, Qui studio a voi stadio, Serie A, Telelombardia

1. Calcio e televisioni private in Italia: una nota introduttiva

La fine del monopolio Rai e la conseguente legittimazione delle televisioni private – sancita dalla sentenza 202/1976 della Corte costituzionale1, che aveva peraltro già autorizzato nel 1974 le trasmissioni via cavo – aprirono scenari del tutto inediti nell’etere italiano. La moltiplicazione delle reti locali in ogni angolo della penisola2 coincise con un significativo rinnovamento dei gusti e delle preferenze del pubblico3: fin dai loro esordi, infatti, le tv libere arricchirono i loro palinsesti con un’ampia selezione di film italiani e internazionali, a cui si aggiunsero gradualmente rubriche di vario genere, i cartoni animati di importazione e le prime incursioni nel «proibito», spesso interrotte dall’intervento della magistratura4. Un altro settore di grande rilievo per la nascente emittenza locale fu chiaramente lo sport, con una netta preferenza per le telecronache di calcio. Le differite e le sintesi degli incontri di Serie A e Serie B furono il primo banco di prova per le tv a diffusione locale che – a dispetto di mezzi e risorse limitati – divennero in breve tempo un’alternativa sempre più credibile alla televisione pubblica. La sfida più eclatante al monopolio della Rai – oltretutto vincolata agli accordi con la Lega nazionale calcio, che le imponevano di “oscurare” la diretta radiofonica dei primi tempi delle partite di campionato per non danneggiare gli incassi delle società – fu portata da Tvr Voxson con la trasmissione Roma e Lazio dal primo minuto5, in onda dalla stagione 1977/78. Il programma – ideato e condotto dallo speaker radiofonico Lamberto Giorgi – proponeva la radiocronaca integrale dei match delle due squadre romane, riempiendo in questo modo lo spazio lasciato libero da Tutto il calcio minuto per minuto, in onda dal 1960. La diretta delle partite – replicata anche da Teleroma 56, che trasmise In campo con Roma e Lazio6dal settembre 1982 – rimase però un esperimento isolato nei primi anni di vita delle televisioni locali, che preferirono puntare su rubriche di approfondimento – alle quali partecipavano gli stessi calciatori7 nelle vesti di co-conduttori o di ospiti fissi – oppure sulle cronache registrate delle gare di campionato, vendute e distribuite dalla Rai tramite una sua consociata, la Sacis (Società anonima commerciale iniziative spettacolo)8. Lo scenario iniziò a cambiare a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, quando le maggiori televisioni locali d’Italia – a cominciare da Telelombardia – intuirono le potenzialità del calcio parlato e commentato in diretta. Da questo punto di vista, Qui studio a voi stadio è senza dubbio un interessante caso di scuola per approfondire le relazioni tra media studies e sport studies, anzitutto per la longevità del programma, che ha sorprendentemente resistito sia alla metamorfosi del calcio imposta dalle tv a pagamento fin dalla seconda metà degli anni Novanta, sia alle più recenti trasformazioni del medium televisivo, con la conseguente frammentazione dell’ascolto. Capostipite di un vero e proprio sottogenere dell’informazione sportiva (il racconto “mediato” delle partite di calcio), Qui studio a voi stadio ha ben presto conquistato il favore degli appassionati lombardi e, in seguito, dei telespettatori del Nord Italia, con una formula che coniugava tempestività e partecipazione emotiva del pubblico e degli stessi cronisti. Questo lavoro di ricerca – basato sullo studio e sulla consultazione di riviste specializzate, pubblicazioni scientifiche sulla storia dei media e saggi di taglio divulgativo – ha l’obiettivo di cogliere lo specifico di una trasmissione che può essere considerata a pieno titolo un simbolo dell’età dell’oro della tv locale in Italia.

2. Qui studio a voi stadio, «il programma che vanta il maggior numero di imitazioni»

La liberalizzazione dell’etere diede particolare slancio all’emittenza privata della Lombardia9, dove le prime televisioni locali nacquero «con un’ottica commerciale […] e [si posero] in sinergia con la realtà economica del territorio»10. Da questo punto di vista, le reti più importanti e più seguite erano certamente Antenna 3 Lombardia11 – inaugurata il 3 novembre 1977 da Renzo Villa (1941-2010), già editore di una delle prime tv locali ad aver irradiato i suoi programmi via etere, Telealtomilanese – e TeleMilano 5812, fondata nel 1978 dall’imprenditore Silvio Berlusconi (1936-2023) dopo la precedente esperienza di Telemilanocavo. Se il punto di forza di Antenna 3 erano certamente gli spettacoli di varietà (come il celebre Non lo sapessi ma lo so, con Massimo Boldi e Teo Teocoli, e Il pomofiore, condotto dallo stesso Villa) e i giochi a premi (Bingooo e La bustarella), TeleMilano 58 – l’apripista del primo network commerciale italiano, Canale 5 – proponeva invece un palinsesto più composito, che prevedeva una serie di rubriche di attualità, cinema, musica e spettacolo e un settimanale sportivo, Milan-Inter Club, condotto da Mike Bongiorno (1924-2009) con la partecipazione dei giornalisti sportivi Luigi Colombo e Bruno Longhi13. L’ascesa di Villa e Berlusconi non scoraggiò l’espansione del mercato televisivo lombardo, nel quale entrarono tanto i maggiori gruppi editoriali italiani come Rizzoli14 e Rusconi15, quanto i partiti politici che, dopo una fase di sostanziale diffidenza16 verso le emergenti tv locali, cominciarono pian piano a intuirne le potenzialità. Una di queste nuove emittenti era Telelombardia 1, di area democristiana, fondata a Milano nel 1974 da Andrea Facchi e Luciano Porilli17. Dopo aver ospitato a lungo i programmi di Telecapodistria, che avevano giocoforza lasciato poco spazio alle produzioni originali, Telelombardia cambiò volto a partire dal 1984, quando la maggioranza del capitale azionario passò nelle mani di un personaggio di spicco della finanza italiana, il costruttore e immobiliarista Salvatore Ligresti (1932-2018)18. Il rilancio della tv – che cominciò a gravitare nell’orbita del Partito socialista italiano19 – avvenne su due fronti: da un lato, l’estensione del segnale a tutto il territorio lombardo; dall’altro, gli investimenti per rafforzare l’intero palinsesto e, in particolare, l’offerta giornalistica20. Sotto la direzione di Ruggero Muttarini, dunque, Telelombardia si impose prepotentemente al grande pubblico sia per la copertura tempestiva e capillare dei grandi fatti di cronaca (come l’alluvione che colpì la Valtellina nell’estate del 1987)21, sia per la sua programmazione sportiva, in cui spiccavano i talk show di prima serata L’accademia di Brera – condotto da Gianni Brera (1919-1992) e Riccardo Vantellini (1924-2012) – e Abc Calcio, con Brunetto Fedi e Josè Altafini, oltre che l’esclusiva delle partite di campionato dell’Inter e del Milan dal 1985 al 198722. Tuttavia, il vero punto di forza della rete fu senza dubbio Qui studio a voi stadio, in onda da domenica 9 novembre 1986 con il titolo provvisorio di Diretta stadio. Il conduttore prescelto per questo nuovo appuntamento calcistico era un volto noto delle televisioni private: Michele Plàstino, già impegnato su Teleroma 56 con un altro programma domenicale di successo, Goal di notte23. Al termine del campionato 1986/87, Plàstino consegnò il testimone di Qui studio a voi stadio al giornalista del «Corriere della Sera» Tony Damascelli, che avrebbe continuato a collaborare con la trasmissione fino al 1993, ritagliandosi ora il ruolo di conduttore unico, ora di spalla al servizio dello stesso Plàstino (che riprese il posto di comando nell’edizione 1988/89) e di Giorgio Micheletti, alla guida del programma dal 1989 al 1999, quando passò al circuito Italia 7 Gold per dare vita a un nuovo contenitore domenicale: Diretta stadio… ed è subito goal.

Quali sono le peculiarità di Qui studio a voi stadio? In primo luogo, l’orario di partenza della diretta, che precedeva di oltre un’ora il fischio d’inizio delle partite. L’anteprima era pensata non solo per presentare la sfida e annunciare le probabili formazioni, ma anche per offrire ulteriori spunti di interesse ai telespettatori, come le indiscrezioni di mercato, le iniziative delle tifoserie e dei club organizzati e persino le battute a caldo dei calciatori appena prima di raggiungere gli spogliatoi. Il principale polo d’attrazione del programma – anzitutto per questioni tecniche e logistiche – era ovviamente il “Meazza” di Milano, cui si aggiungeranno negli anni successivi anche gli stadi delle altre squadre lombarde che giocavano in Serie A e in Serie B. In questo modo, Qui studio a voi stadio presidiava uno spazio fino a quel momento ignorato dalla Rai – che si limitava soltanto a brevi flash di aggiornamento24 nell’immediata vigilia delle partite – accompagnando il pubblico dietro le quinte dello spettacolo calcistico. Di conseguenza, il prepartita (arricchito dalle immagini girate all’interno e all’esterno dei campi e da un concorso a premi, Time Goal, che metteva in palio i biglietti di tribuna per le gare casalinghe delle squadre milanesi) diventava un vero e proprio «evento nell’evento», funzionale al racconto dell’intera giornata di campionato, che replicava in tv la formula del radiofonico Tutto il calcio minuto per minuto. I continui rimbalzi di linea tra gli stadi collegati e lo studio centrale – che aveva a disposizione non solo le immagini in bassa frequenza dai campi principali, ma anche gli aggiornamenti sulle altre gare di campionato, forniti dall’agenzia Datasport – erano la cifra distintiva di una trasmissione che può essere considerata a pieno titolo un esempio di «locale nazionale»25 sia per la sua struttura produttiva e organizzativa, sia per i grandi interessi che muoveva a livello pubblicitario26. L’applicazione più severa delle regole in materia di diritto di cronaca a partire dalla stagione 1987/88 – quando la Rai si aggiudicò l’esclusiva27 assoluta del campionato, sbarrando così la strada a tutte le emittenti radiotelevisive locali28 – non danneggiò affatto Qui studio a voi stadio, che garantì a Telelombardia il primato di ascolti sul territorio regionale29 a scapito degli stessi network commerciali e delle altre reti private. Alla luce di questi risultati, la tv controllata da Ligresti poté costruire intorno al suo programma di punta un palinsesto ad hoc, con il quale fidelizzare e allargare ulteriormente il suo pubblico: oltre alle trasmissioni di analisi e commento della domenica calcistica – come Io la penso così, una rubrica serale curata e condotta da David Messina (1932-2024), in cui i telespettatori potevano esprimere la loro opinione sui fatti del campionato, e il magazine Lombardia calcio, incentrato soprattutto sulle serie minori – Telelombardia propose anche un gioco per i ragazzi delle scuole medie della provincia di Milano, A tu per tu con sport e spettacolo30, in onda tutte le domeniche prima di Qui studio a voi stadio.

Un’altra caratteristica della trasmissione – che trovò terreno fertile soprattutto a partire dagli anni Duemila, quando Micheletti lasciò la conduzione a Fabio Ravezzani – è la sospensione dell’imparzialità del giornalista, che poteva così rivelare senza troppe remore la sua squadra del cuore. Un’operazione teoricamente rischiosa, ma in realtà del tutto congeniale a un programma seguito quasi esclusivamente dai telespettatori lombardi e, in particolare, dai tifosi di Inter e Milan. L’abbinamento degli inviati alle squadre (Carlo Pellegatti e Mauro Suma al seguito dei rossoneri, Gian Luca Rossi per i nerazzurri) contribuì a creare quella «dimensione partecipativa»31 che ha caratterizzato da sempre il racconto del calcio sulle tv locali. Di conseguenza, tutto ciò che era tradizionalmente bandito dalle reti nazionali – con la parziale eccezione di 90° minuto (Programma Nazionale, 1970), in cui i corrispondenti32 nascondevano a fatica le loro simpatie calcistiche – trovava invece piena legittimazione in un programma come Qui studio a voi stadio, nel quale i giornalisti potevano esprimere giudizi più o meno interessati sulle squadre milanesi, senza per questo intaccare la forza e la credibilità della trasmissione. Il rapporto di fiducia stabilito con il pubblico fu dunque un requisito fondamentale per la sua definitiva affermazione in ambito nazionale, sancita da tre importanti riconoscimenti: il Telegatto 1989, assegnato dal settimanale «TV Sorrisi e Canzoni»33; il Guerin d’Oro 1990, con cui i lettori del «Guerin Sportivo»34 premiarono la miglior trasmissione sportiva in onda sulle reti a diffusione regionale, e l’Oscar delle tv locali 1992 del mensile «Millecanali»35, ricevuto in occasione del 32° Premio regia televisiva.

Un’ulteriore spia del successo di Qui studio a voi stadio fu la proliferazione di appuntamenti domenicali che ne ricalcavano deliberatamente la formula, ponendosi in aperta concorrenza con l’originale36. Dopo aver sconfinato in Liguria37, il modello fu replicato dalle principali televisioni lombarde (Antenna 3 e Lombardia 7, a cui si aggiungerà anche Telenova38) per poi sbarcare addirittura su Italia 1, che lanciò nel 1991 la sua Domenica stadio39, condotta da Marino Bartoletti e Sandro Piccinini, ai quali subentrerà l’anno seguente il nuovo direttore dell’informazione sportiva delle reti Fininvest, Massimo De Luca. Benché avessero in comune la struttura e l’impaginazione, i nuovi contenitori dei network nazionali e locali introdussero alcuni elementi di innovazione che saranno riproposti in seguito anche dal programma di Telelombardia, su tutti la presenza in studio di ex calciatori e allenatori40 di lungo corso per approfondire gli aspetti tecnici e tattici delle partite. Ad ogni modo, l’idea di rilanciare il modello di Qui studio a voi stadio su scala nazionale – oltretutto con il vantaggio di poter seguire in collegamento diretto tutte le partite di campionato – non incontrò il consenso del pubblico. All’insuccesso della trasmissione di Italia 1, cancellata alla fine del campionato 1992/93, non seguì un calo di interesse per la programmazione calcistica delle tv lombarde, che pure doveva fare i conti con le nuove limitazioni41 imposte dalla Lega Calcio: al contrario, i telespettatori continuarono ad accordare la loro preferenza a queste trasmissioni proprio perché distanti dalla cronaca istituzionale delle reti Rai e Fininvest. Al tempo stesso – nonostante la poderosa crescita di Antenna 3, che si impose alla fine del 1991 come la televisione locale più seguita della regione42 – Telelombardia rafforzò la sua offerta calcistica anche nel corso della settimana: in occasione degli incontri delle coppe europee giocati da Inter e Milan, infatti, trovarono spazio in palinsesto brevi studi di approfondimento, in onda durante la pausa tra primi e secondi tempi, oltre che le analisi del dopopartita. Questa strategia editoriale raggiunse il suo apice nel 1994, quando la redazione sportiva di Telelombardia realizzò una rubrica interamente dedicata ai Mondiali di calcio, Verso Usa ’94, a cura di Giorgio Micheletti e Guido Venturetti, seguita da un ciclo di trasmissioni-evento, Mundialinsieme43, in diretta dal Teatro Càrcano di Milano. Un’operazione del tutto coerente con le novità introdotte all’interno di Qui studio a voi stadio che, pur continuando a seguire attentamente i fatti del campo, iniziò a dedicare maggiore attenzione ai temi abitualmente dibattuti nei talk show calcistici, assecondando la vis polemica di Maurizio Mosca (1940-2010)44, presenza fissa in studio accanto a Micheletti e Damascelli nell’edizione 1992/93.

3. La metamorfosi: Qui studio a voi stadio nell’era della comunicazione virale

Per comprendere le ragioni dell’immediata popolarità di Qui studio a voi stadio, è necessario allargare lo sguardo al contesto mediale dell’epoca, esaminando una serie di fattori contingenti. In primo luogo, la trasmissione di Telelombardia colmò il vuoto colpevolmente lasciato dalle tre reti Rai, che impostarono a lungo i loro palinsesti sportivi sugli appuntamenti del tardo pomeriggio e della serata45, lasciando alle trasmissioni di intrattenimento46 il compito di seguire l’attualità calcistica. Al tempo stesso, Qui studio a voi stadio sfruttò a suo vantaggio una perdurante anomalia del sistema televisivo italiano: il divieto per i tre network della Fininvest e per i circuiti minori (come Cinquestelle, Italia 7, Odeon, etc.) di trasmettere in diretta47, autorizzata invece in ambito locale. Inoltre, le televisioni estere che ripetevano il loro segnale in Italia, Telecapodistria48 e Telemontecarlo, dedicarono relativa attenzione al campionato di Serie A49, valorizzando al contrario le dirette di altri eventi sportivi (come il Mondiale di Formula 1, la Coppa del Mondo di sci alpino, i principali tornei di tennis, etc.). Tuttavia, con il debutto della pay-tv all’inizio della stagione 1993/9450, il rapporto tra calcio e televisione entrò in una fase completamente nuova, che rivoluzionò in profondità i consumi e le abitudini degli appassionati. La fine della contemporaneità delle partite e l’introduzione dei posticipi serali per i soli abbonati a Telepiù ruppero «l’equilibrio che da decenni regnava nell’offerta dello spettacolo calcistico in tv, l’assoluta uguaglianza degli spettatori garantita dalla gratuità»51. Parallelamente, il servizio pubblico comprese la necessità di superare la cronica diffidenza verso il racconto delle partite in tempo reale, inaugurando un contenitore che avrebbe presto ottenuto il favore dei telespettatori e della critica: Quelli che… il calcio, in onda su Raitre dal 26 settembre 1993. Pur assecondando la passione dei tifosi, che potevano seguire l’andamento delle partite grazie agli interventi dei radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto, il programma – presentato da Fabio Fazio con la collaborazione di Marino Bartoletti e dell’ex moviolista de La domenica sportiva Carlo Sassi (1929-2025) – rispose fin dal debutto all’esigenza di rappresentare il football e i suoi riti con leggerezza e disincanto.

Perso il monopolio del racconto del calcio parlato, le televisioni locali furono dunque costrette a percorrere nuove strade per difendere le posizioni acquisite in passato. Una scelta obbligata anche per Telelombardia, che dovette oltretutto affrontare un periodo piuttosto critico dopo l’arresto di Salvatore Ligresti, coinvolto nell’inchiesta Mani Pulite52. Le voci su una possibile cessione dell’emittente53 e il contestuale piano di ristrutturazione dell’azienda54 prefigurarono alcune novità a livello editoriale, che lasciarono il segno anche sulla programmazione sportiva: all’inizio della stagione 1993/94, infatti, Micheletti fu coadiuvato in trasmissione dagli ex calciatori Pietro Anastasi (1948-2020), Mauro Bellugi (1950-2021) e Pietro Paolo Virdis. In questo modo, la trasmissione entrò in una nuova fase, nella quale non era importante soltanto descrivere le azioni di gioco e aggiornare i risultati, ma anche ridurre ulteriormente le distanze dai telespettatori, rafforzando il loro coinvolgimento emotivo anche grazie all’identificazione con i campioni del passato di Juventus, Inter e Milan. Questa formula – riproposta nelle successive edizioni di Qui studio a voi stadio, alle quali parteciparono tra gli altri Evaristo Beccalossi e Romeo Benetti – si sposava perfettamente con una narrazione ad effetto delle partite, finalizzata a compensare l’assenza di immagini in diretta. Abbandonata ogni pretesa di imparzialità, dunque, gli inviati sui campi (a cominciare da Tiziano Crudeli, giornalista di inequivocabile fede rossonera)55 seguivano le loro squadre proprio come avrebbe fatto un tifoso, in un frenetico saliscendi che trascinava anche il pubblico presente in studio. Di conseguenza, questa modalità di racconto dell’evento calcistico – filtrata dall’occhio e dalla voce di un cronista di parte – «acquistava ancora più valore grazie all’imprevedibilità dell’andamento della gara, che stimola le reazioni e mette in scena la mutevolezza dei sentimenti, dall’entusiasmo alla più cupa disperazione, in una condivisione di passioni da parte dei telespettatori che trovano nello studio televisivo la rappresentazione delle proprie […] emozioni»56. Dunque, se un programma come Quelli che… il calcio – molto più vicino all’intrattenimento che all’informazione – poté diluire le vicende agonistiche in un contenitore disimpegnato che trasformò «un canonico appuntamento della domenica pomeriggio in uno spettacolo eccentrico»57, Qui studio a voi stadio e le trasmissioni gemelle delle emittenti lombarde rimasero fedeli a una concezione ortodossa della cronaca calcistica, del tutto coerente con la loro vocazione prettamente giornalistica. Tuttavia, con il passaggio di consegne tra Micheletti e l’ex giornalista di «Tuttosport» Fabio Ravezzani, avvenuto nella stagione 1999/2000, il programma domenicale di Telelombardia compì un deciso salto verso la spettacolarizzazione della parola applicata al calcio. Come si spiega questa ulteriore metamorfosi? Prima di rispondere a questa domanda, è necessario riflettere sull’evoluzione dell’offerta calcistica in tv all’inizio degli anni Duemila. La rapida espansione delle piattaforme a pagamento58 – che hanno impresso un segno profondo sul racconto del calcio, assurto a laboratorio di sperimentazione tecnologica e innovazione linguistica59 – non riuscì comunque a scalfire il primato (di ascolti e di visibilità) delle reti generaliste, la cui forza d’attrazione si dispiegava soprattutto in occasione dei grandi eventi, a cominciare dalle finali delle coppe europee60. In un panorama mediale pressoché saturo, dunque, i programmi calcistici delle tv locali furono obbligati ad aggiornare la loro formula per contendersi il seguito dei «tifosi di base»61, molti dei quali non avevano la possibilità di sottoscrivere un abbonamento alla pay-tv o di seguire la loro squadra del cuore allo stadio. Sotto questo aspetto, il nuovo corso di Qui studio a voi stadio abbatté anche l’ultimo diaframma che separava i giornalisti e gli opinionisti dai telespettatori a casa: gli ospiti della trasmissione ostentano spregiudicatamente la loro fede calcistica, comportandosi esattamente come i tifosi che seguono la partita in tv. Questa forma di teatralizzazione dell’evento agonistico si intreccia con le rivalità tra gli stessi protagonisti del programma, che si riflettono anche nell’allestimento scenico dello studio: i commentatori – quasi tutti juventini, interisti o milanisti – occupano due banchi contrapposti dai quali assistono alle gare di campionato e di coppa, che diventano il pretesto per discussioni, polemiche e reciproche canzonature, alimentate anche dai titoli lapidari che scorrono sul maxischermo sia a partita in corso, sia dopo il fischio finale. Questo esercizio dialettico – che si sviluppa in parallelo con le vicende del campo – ha raggiunto il suo apice nella prima metà degli anni Duemila con i vivaci battibecchi tra il milanista Tiziano Crudeli e l’interista Elio Corno (1946-2025), i precursori di quel gioco delle parti62 che ancora oggi caratterizza la trasmissione. Non è dunque un caso che gli intermezzi leggeri – se non deliberatamente comici – siano diventati una costante di Qui studio a voi stadio, anche a seguito della più ampia diffusione del programma sul territorio nazionale63. Sotto questo aspetto, la mossa più riuscita è stata l’ingresso nel cast della trasmissione di un tifoso del Napoli, l’attore e presentatore Mimmo Pesce, dalla stagione 2015/2016. Benché altri uomini di spettacolo64 avessero già partecipato a Qui studio a voi stadio nelle precedenti edizioni firmate da Ravezzani, Pesce ha trasformato la figura del commentatore sportivo in uno scatenato performer a tutto tondo che decostruisce dall’interno le convenzioni della cronaca calcistica (la descrizione puntuale delle azioni di gioco, le analisi tecnico-tattiche, le annotazioni statistiche), adottando un registro volutamente goliardico per prendersi gioco della seriosità dei suoi colleghi-tifosi. Con i suoi travestimenti e i suoi tormentoni, puntualmente rilanciati dai canali social della trasmissione, Pesce si presenta come una caricatura degli opinionisti che partecipano alle dirette del programma di Telelombardia e, al tempo stesso, come il personaggio-archetipo dell’irreversibile contaminazione tra informazione sportiva e spettacolo. Il primato dello studio (e della parola) sullo stadio ha legittimato una volta di più questa sinergia, perseguita soprattutto nell’ultimo decennio di storia della trasmissione per due motivi: il divieto assoluto per le tv locali di collegarsi dalle tribune stampa degli stadi65 e il nuovo format della Serie A66, con la distribuzione delle partite su più giorni e fasce orarie.

In definitiva, Qui studio a voi stadio ha riaffermato nell’ultimo quarto di secolo una rappresentazione per certi versi “analogica” dell’evento agonistico: da una parte, la ricostruzione in tempo reale delle azioni principali della partita su una lavagna magnetica, dall’altra la presenza fissa di «testimoni privilegiati [che] raccontano ciò che vedono accadere sui campi da gioco e imbastiscono una prima tematizzazione critica che avrà un seguito a partite concluse»67, in risposta alla visione individualizzata degli incontri di campionato, su cui si basa l’offerta di un servizio over-the-top68 come Dazn.

4. «Due minuti, linea alla regia. Grazie, a tra poco»: Qui studio a voi stadio fenomeno di culto?

Nato come un programma incentrato sulla stretta attualità calcistica, Qui studio a voi stadio è diventato nel tempo un marchio ben riconoscibile dell’informazione sportiva su scala nazionale, pur avendo mantenuto un legame molto stretto con il suo storico bacino d’utenza, concentrato tra Piemonte e Lombardia. Se il commento delle partite – incluse quelle trasmesse in chiaro – continua ad essere un’alternativa senza filtri alle telecronache delle reti pubbliche e private, il calciomercato è l’altro snodo strategico di una proposta editoriale che – attraverso un canale monotematico come Top Calcio 2469 o gli spazi dedicati al confronto con gli ascoltatori (Cartellino rosso, rimpiazzato in seguito da Qui studio a voi web) – fa leva sul potere seduttivo della parola, meglio se fuori dagli schemi, per intercettare una nicchia di pubblico poco considerata dai media generalisti. In questo modo, lo spettatore può entrare a far parte «di una comunità virtuale, riconoscersi in un gruppo di giornalisti che la pensano come lui, ricevere continuamente conforto o condividere una gioia»70, proprio perché il tifo non è occultato o nascosto dietro a un’opaca equidistanza. Dunque, come si spiega la fortuna71 di una trasmissione come Qui studio a voi stadio a quasi quarant’anni di distanza dal suo debutto, peraltro in una fase di involuzione dell’intero movimento calcistico italiano? John Foot ha proposto un’interessante lettura in chiave politica e sociologica: «La globalizzazione e il potere crescente delle grandi società hanno intensificato il bisogno di un’alternativa locale, senza il fascino […] e la distanza dell’arena internazionale»72. L’altra chiave del successo è naturalmente l’ostentata faziosità dei suoi opinionisti: l’espediente perfetto per rivendicare la sua diversità (di tono e contenuti) dai programmi calcistici delle tv nazionali.


  1. 1 Corte costituzionale, sentenza del 28 luglio 1976 sulla legittimità delle trasmissioni radiotelevisive in ambito locale [https://cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=1976&numero=202] (ultimo accesso 15 gennaio 2025).

  2. 2 A due anni dalla liberalizzazione dell’etere italiano, le televisioni private in attività erano oltre 400. Il picco fu raggiunto nel 1980, quando furono censite 636 stazioni locali, di cui 370 affiliate ai circuiti nazionali. Cfr. F. Barca, Un settore “per sottrazione”. Riflessioni sulla nascita della televisione locale in Italia, in Eid., Le tv invisibili. Storia ed economia del settore televisivo locale in Italia, Roma, Rai-Eri, 2007, pp. 21-71 e, in particolare, pp. 58-61.

  3. 3 Secondo Luca Barra e Riccardo Fassone, «le tv locali moltiplicano le voci, le prospettive, i punti di vista impiegati nel racconto della realtà, […] aumentando la varietà informativa nell’ottica di un pluralismo “esterno”, articolato su tante reti distinte, che integra e si aggiunge a quello “interno”, nei singoli palinsesti dei due canali Rai, almeno teoricamente garantito dalla proprietà pubblica». L. Barra, R. Fassone, Una questione locale. Televisioni private, storia della televisione e storia dei media, in «Imago» (2024), n. 29, pp. 101-114.

  4. 4 Cfr. A. De Gregorio, Tredici TV libere diffidate dal proiettare film erotici, in «Corriere della Sera», 13 dicembre 1977, p. 12.

  5. 5 Cfr. G. Dotto, S. Piccinini, Il mucchio selvaggio. La strabiliante, epica, inverosimile ma vera storia della televisione locale in Italia, Milano, Mondadori, 2006, p. 102.

  6. 6 Ivi, pp. 294-295.

  7. 7 I primi calciatori a intraprendere la carriera televisiva sulle reti private furono Sandro Mazzola e Gianni Rivera: l’ex capitano dell’Inter debuttò nel 1979 con la rubrica L’ora di Mazzola, in onda su Telealtomilanese, per poi condurre il settimanale Eurocalcio sul circuito Euro Tv dal 1984 al 1987, mentre la bandiera del Milan presentò nello stesso anno il talk show La panchina di Rivera su Tele Monte Penice, un’emittente locale di Pavia. Cfr. Un bel gol di Sandro Mazzola sul video di Telealtomilanese, in «Corriere d’informazione», 26 settembre 1979, p. 13; R. Muttarini, Ho fatto televisione, s.l., Independently published, 2020, pp. 61-62.

  8. 8 Cfr. Tutto il calcio in tv, in «Millecanali», (1986), n. 141, p. 18.

  9. 9 Nel settembre del 1978, la rivista specializzata «Millecanali» segnalava la presenza in Lombardia di ٢٩ stazioni tv a diffusione regionale e locale. Cfr. I palinsesti delle tv private: radiografia delle lombarde, in «Millecanali», (1978), n. 45, pp. 51-69.

  10. 10 M. Dondi, L’emittenza privata tra cambiamento sociale e assenza normativa (1976-1984), in «Italia contemporanea», (2022), n. 298, pp. 277-284.

  11. 11 Per approfondire la storia di Antenna 3 Lombardia: C. Bussola, Una fetta di sorriso. Renzo Villa, l’inventore della tv commerciale raccontato da chi lo ha conosciuto, Torino, Paola Caramella Editrice, 2022. Cfr. anche il documentario di Marco Pugno Via per Busto 15 (2017) [https://viaperbusto15.it/film/] (ultimo accesso 13 gennaio 2025).

  12. 12 Alla storia di Telemilano 58 è stato dedicato un numero monografico della rivista «Link – Idee per la televisione», pubblicato nel 2014.

  13. 13 Per una panoramica completa sui programmi di Telemilano 58, cfr. A. Assasselli, Le produzioni del 1978-80, in «Link-Idee per la televisione», 17 (2014), pp. 107-115.

  14. 14 Dopo aver acquistato Telealtomilanese nella primavera del 1978, il gruppo Rizzoli diede vita nel 1980 a un circuito di emittenti locali, Pin (Primarete indipendente), che lanciò anche il primo telegiornale mai trasmesso da una tv privata, Contatto. Tuttavia, questa esperienza si esaurì in breve tempo per tre motivi: «[…] una cattiva valutazione delle condizioni in cui stava nascendo l’industria della televisione privata che produce pubblicità e non programmi; lo scontro perdente ingaggiato con la Rai sull’informazione televisiva e […] la questione della loggia P2, nella quale un intero gruppo dirigente si trovò invischiato fino al collo». F. Monteleone, Storia della radio e della televisione in Italia. Costume, società e politica, Venezia, Marsilio, 2006, pp. 431-432.

  15. 15 Al pari di Rizzoli, anche Rusconi tentò l’avventura televisiva con Antenna Nord, da cui nacque nel gennaio 1982 il network Italia 1. Dopo pochi mesi di attività, però, il circuito fu rilevato dal gruppo Fininvest. Cfr. A. Sangiovanni, Specchi infiniti. Storia dei media in Italia dal dopoguerra a oggi, Roma, Donzelli, 2021, p. 326.

  16. 16 Cfr. E. Menduni, Videostoria. L’Italia e la tv 1975-2015, Milano, Bompiani, 2015, pp. 44-45.

  17. 17 Cfr. V. Di Bari, Etere a Milano, in «Altri Media», (1978), n. 21, pp. 14-19.

  18. 18 Cfr. G. Turani, Un impero di migliaia di miliardi, in «Corriere della Sera», ١7 luglio 1992, p. 3.

  19. 19 Per una ricostruzione giornalistica dei rapporti tra Ligresti e il Psi: G. Dragoni, Ligresti Story, Milano, Chiarelettere, 2013, (e-book).

  20. 20 Non a caso, i notiziari di punta di Telelombardia, «Milano sera» e «Milano notte», andavano in onda «[nelle] due fasce orarie di massimo ascolto». Cfr. M. Palmieri, Milano e Lombardia. Un laboratorio per l’informazione radiotelevisiva locale, in «Problemi dell’informazione», (1989), n. 1, pp. 67-76.

  21. 21 Cfr. la testimonianza dell’amministratore delegato di Telelombardia, Paolo Romani, in Dotto, Piccinini, Op. cit., p. 105.

  22. 22 Le notizie sui programmi di Telelombardia menzionati in questo saggio sono tratte da R. Muttarini, Ho fatto televisione, cit., 2020. Cfr. anche E. Bruno, La partita del video, in «Millecanali», (1991), n. 190, pp. 60-63.

  23. 23 A riprova della grande popolarità di Goal di notte, che prese il via su Teleroma 56 nel 1979, Plàstino ha riproposto questo format – conservandone il titolo originale – prima su Antenna 3, poi su Telelombardia e sull’emittente pugliese Teleregione Color. Per un’analisi più dettagliata delle sue esperienze sulle tv locali italiane, cfr. la rubrica Te le dico in privato, di cui fu titolare sul «Guerin Sportivo» nel biennio 1987-1988.

  24. 24 L’unica finestra aperta dalla Rai sugli stadi erano i notiziari sportivi condotti da Paolo Valenti all’interno di Domenica in (Rete 1, 1976) cfr. Il meglio di 90° minuto, a cura di M. Giusti, Milano, Mondadori, 2009, p. 31.

  25. 25 P. Ortoleva, Un ventennio a colori. Televisione privata e società in Italia (1975-95), Firenze, Giunti, 1995, p. 43.

  26. 26 Romani ha dichiarato che il volume della raccolta pubblicitaria di Qui studio a voi stadio raggiunse i due miliardi di lire a stagione. Dotto, Piccinini, Op. cit., p. 106.

  27. 27 Meno calcio in tv e niente private, ne «Il Messaggero», 21 luglio 1987, p. 18.

  28. 28 Alla vigilia della nuova stagione, il pretore di Roma Maurizio Velardi bocciò il ricorso dell’emittente Radio Radio contro il divieto per le reti private di trasmettere le radiocronache e le telecronache delle partite di Serie A e Serie B. Respinto il ricorso di Radio Radio per il calcio, in «Millecanali», (1987), n. 152, p. 149. Per una più ampia panoramica sul rapporto tra calcio e media locali, cfr. Per radio e televisioni calcio proibito, in «Millecanali», (1987), n. ١٥١, pp. 92-96.

  29. 29 In base ai risultati di un sondaggio telefonico condotto il 6 novembre 1988 da Promocentro, Telelombardia aveva registrato un ascolto medio di 255.160 telespettatori nella fascia oraria 14.30-15.30 contro i 229.644 di Canale 5, piazzandosi soltanto alle spalle di Raiuno, che aveva ottenuto una media di 714.448 ascoltatori. Cfr. la tabella con i dati di ascolto delle tv nazionali e locali in Lombardia e nelle province di Piacenza, Novara e Alessandria, in «Millecanali», (1988), n. 165, p. 37.

  30. 30 Cfr. F. Manzoni, Scontro tra campanili nel gioco di Telelombardia, in «Corriere della Sera», 5 gennaio 1989, p. 30.

  31. 31 P. Abbiezzi, La televisione dello sport: teorie, storie, generi, Cantalupa (Torino), Effatà, 2007, p. 106.

  32. 32 La critica televisiva ha usato la definizione di «teatrino» per descrivere lo spirito della trasmissione, che riproduceva in maniera del tutto bonaria le storiche rivalità del calcio italiano. Cfr. A. Dipollina, Quando c’era 90° minuto, Milano, Sperling & Kupfer, 2005; A. Grasso, Storia critica della televisione italiana. 1954-1979, v. 1, Milano, Il Saggiatore, 2019, pp. 396-397.

  33. 33 La giuria premiò Qui studio a voi stadio «per l’originalità e la tempestività dell’informazione sportiva, pur senza una immediata disponibilità delle immagini televisive». La cerimonia di consegna è visibile sul canale YouTube di Ruggero Muttarini [https://www.youtube.com/watch?v=serVoVFLRDM] (ultimo accesso 13 gennaio 2025).

  34. 34 Il programma di Telelombardia aveva già sfiorato il successo nel referendum indetto dal «Guerin Sportivo» nel 1989, classificandosi alle spalle di Goal di notte. Cfr. Privatissima e Teleguerin d’oro, in «Guerin Sportivo», (1989), n. 27, pp. 91-92; Privatissima a Milano, in «Guerin Sportivo», (1990), n. 20, p. 126.

  35. 35 Tre incredibili giorni, in «Millecanali», (1992), n. 204, pp. 6-24.

  36. 36 In tutta risposta, Qui studio a voi stadio rivendicò fin dalla sigla lo status di «programma che vanta il maggior numero di imitazioni». Il filmato è disponibile sul canale YouTube di Giorgio Micheletti [https://www.youtube.com/watch?v=6D5Iu2wbAYk] (ultimo accesso 14 gennaio 2025).

  37. 37 L’emittente genovese Primocanale inaugurò nel 1987 una Diretta stadio interamente dedicata al Genoa e alla Sampdoria. Una diretta dallo stadio su Primocanale, in «Millecanali», (1987), n. 146, s.n.

  38. 38 Le trasmissioni calcistiche che, a partire dai tardi anni Ottanta, entrarono in competizione con Qui studio a voi stadio furono Antenna 13 su Antenna 3, Diretta calcio su Lombardia 7 e Novastadio su Telenova. Cfr. E il pallone finisce nella rete locale, in «Corriere della Sera», 31 agosto 1991, p. 38.

  39. 39 Il contenitore della Fininvest finì subito nel mirino della Rai, che contestò la violazione dell’accordo di esclusiva sottoscritto nel 1990 con la Lega Calcio per 108 miliardi di lire a stagione. Dopo aver ricevuto una diffida, Domenica stadio fu obbligata a comunicare in differita gli aggiornamenti dai campi per il resto del campionato. I modesti dati di ascolto della prima edizione determinarono una revisione sostanziale della formula del programma, che rinunciò alla copertura integrale delle partite e si trasformò di fatto in una rassegna di interviste e commenti dagli spogliatoi. Ciononostante, Domenica stadio continuò a essere un programma di contorno nella ricchissima offerta delle reti generaliste fino alla sua definitiva chiusura. Cfr. M. Fabbricini, Minuto per minuto ora è anche in tv, in «Corriere della Sera», 1° settembre 1991, p. 33; Domenica stadio senza gol, ne «La Stampa – Lunedìsport», 2 settembre 1991, p. 10; G. Gallozzi, S. Scateni, La guerra dei canali, ne «L’Unità», 3 settembre 1991, p. 29; N. Ser., Rai e Lega contro Italia 1, ne «La Stampa», 14 settembre 1991, p. 29; A. Terzo, Calcio nel buio, ne «L’Unità», 22 febbraio 1993, p. 25. Cfr. anche E. Morelli, I diritti sportivi audiovisivi, Torino, Giuffrè, 2012, pp. 507-508.

  40. 40 L’ex portiere del Milan e della Nazionale italiana Enrico Albertosi condivise con il giornalista Nicola Forcignanò l’esperienza di Antenna 13, mentre a Diretta calcio – affidato inizialmente a Plàstino, che lasciò poi la conduzione a Marco Meletti – parteciparono Helenio Herrera (1910-1997) e Nils Liedholm (1922-2007). Cfr. F. Manzoni, Il gol raccontato minuto per minuto anche senza immagini, in «Corriere della Sera», 31 agosto 1991; M. Speroni, Le parole finite nel pallone, ivi, 29 agosto 1993.

  41. 41 Fin dall’inizio del campionato 1991/92, la Lega Calcio – di concerto con la commissione di controllo della Rai – stabilì che le televisioni private avrebbero potuto seguire le partite con flash di aggiornamento della durata di un minuto, ma a intervalli di 9’ ciascuno, in cui non potevano essere comunicate eventuali variazioni del punteggio. Le violazioni del regolamento furono punite con la sospensione temporanea del diritto di cronaca, che colpì 9 emittenti regionali, tra le quali Telelombardia e Telenova. Cfr. Cambiano ancora le regole del calcio in tv, in «Millecanali», (1992), n. 199, p. 39; Cinque squalificate e quattro ammonite, ivi, (1992), n. 200, pp. 64-65.

  42. 42 In base alle rilevazioni dell’Auditel, Antenna 3 aveva conseguito nel dicembre 1991 una media di 688.000 contatti giornalieri contro i 666.000 di Telelombardia e i 585.000 di Telenova. Cfr. La grande lotta tra le tv lombarde, in «Millecanali», ibid., p. 53.

  43. 43 Ogni serata di Mundialinsieme – presentata da Micheletti e Messina – si articolava in tre segmenti: un’ampia presentazione della partita, trasmessa anche in tv, con il contributo di grandi personaggi del mondo del calcio, da Marco Tardelli a Giacinto Facchetti (1942-2006); la proiezione su maxischermo dell’incontro, a beneficio del pubblico presente in sala; un nuovo collegamento in diretta per raccogliere le prime impressioni subito dopo il fischio finale. Cfr. Ga[briella] Lo[tto], I Mondiali in poltrona, al Carcano, in «Corriere della Sera», 5 giugno 1994, p. 47; Vediamo i Mondiali… a teatro, ivi, (1994), n. 227, pp. 53-57.

  44. 44 I suoi interventi talora esilaranti furono sistematicamente riproposti dalla Gialappa’s Band all’interno di Mai dire gol (Italia 1, 1990), che dedicò una rubrica fissa (Didomenica) ai momenti di culto delle trasmissioni calcistiche in onda sulle reti pubbliche e private. Micheletti ha riconosciuto che le sistematiche “citazioni” del programma, ancorché in chiave sarcastica, contribuirono ad accrescere la visibilità di Qui studio a voi stadio a livello nazionale. Intervista telefonica dell’autore a Giorgio Micheletti, 4 dicembre 2024.

  45. 45 Se si escludono i brevi spazi informativi a cura di Paolo Valenti e gli aggiornamenti in sovraimpressione all’interno di Domenica in, la Rai proponeva le prime immagini dai campi all’interno di 90° minuto, in onda sulla Rete 1 poco dopo la fine delle partite. Quasi in contemporanea, il palinsesto della seconda rete prevedeva un’altra rassegna sui fatti della giornata calcistica, Golflash, seguita alle 19 dalla Cronaca registrata di un tempo di una partita di Serie A. La maratona proseguiva in serata con Domenica sprint, a cura della redazione sportiva del Tg2, e La domenica sportiva sulla Rete 1, a cui si aggiunse anche una rubrica di Raitre, Domenica gol, a partire dal 1983. Cfr. G. Romeo, La tv scende in campo con «giocatori» nuovi, in «La Stampa», 13 settembre 1984.

  46. 46 In risposta ai contenitori popolari di Raiuno e Canale 5, Raitre lanciò a partire dal 1987 una serie di programmi alternativi che seguirono le vicende del campionato di calcio con notizie e aggiornamenti in diretta: Va’ pensiero (1987-1989), condotto da Andrea Barbato (1934-1996), Prove tecniche di trasmissione (1989-1990), con Piero Chiambretti, e Girone all’italiana (1991-1992), anch’esso affidato a Barbato.

  47. 47 Le tv private furono autorizzate a trasmettere in diretta sull’intero territorio nazionale dopo l’approvazione in Parlamento della legge di riforma del sistema radiotelevisivo, entrata in vigore il 6 agosto 1990. Cfr. P. Ortoleva, La televisione italiana 1974-2002: dall’«anarchie italienne» al duopolio imperfetto, ne La stampa italiana nell’età della tv. Dagli anni Settanta a oggi, a cura di V. Castronovo, N. Tranfaglia, Roma-Bari, Laterza, 2008, pp. 95-177 e, in particolare, pp. 151-159.

  48. 48 Passata sotto il controllo della Fininvest alla fine del 1987, Telecapodistria fu la prima rete televisiva in Italia a dedicare l’intero palinsesto allo sport. L’eredità di questa esperienza – terminata nel 1990 – fu poi raccolta da Tele+2, che comincerà a irradiare i suoi programmi ai soli abbonati alla pay-tv nel marzo 1992. Cfr. M. De Luca, P. Frisoli, Lo sport in tv. Storia e storie dalle origini a oggi, Roma, Rai-Eri, 2010, pp. 80-81.

  49. 49 Dal 1988 al 1990, Telecapodistria propose la rubrica domenicale A tutto campo, condotta prima da Gigi Garanzini, poi da Sandro Piccinini, mentre la tv monegasca affidò ad Alba Parietti e Massimo Caputi il timone di Galagoal, in onda dal settembre 1990. Cfr. Teleguerin, in «Guerin Sportivo», (1988), n. 40, p. 125; S. Buccafusca, Telecenerentola. Da Telemontecarlo a La7: la sfida avventurosa della tv antimonopolio, Roma, Centro di documentazione giornalistica, 2012, pp. 81-83.

  50. 50 Dopo aver incontrato non poche difficoltà nel suo primo anno di vita, in cui aveva puntato soprattutto sui grandi tornei di tennis e sul pugilato, Telepiù provò a rilanciarsi con l’esclusiva di 28 posticipi di Serie A e 32 anticipi di Serie B per il triennio 1993-1996, aggiudicata dalla Lega Calcio per 44,8 miliardi di lire a stagione. Cfr. S. Salvador, Decoder. Storia decriptata della pay-tv sportiva in Italia, autopubblicazione, 2020, pp. 58-61.

  51. 51 G. Simonelli, Quasi gol. Storia sentimentale del calcio in tv, San Cesario di Lecce, Manni, 2024, p. 110.

  52. 52 Cfr. S. Marzolla, Ligresti dietro le sbarre di San Vittore, in «La Stampa», 17 luglio 1992.

  53. 53 Dopo una serie di trattative fallite prematuramente, Telelombardia fu acquistata nel 1995 dal produttore televisivo Sandro Parenzo per la cifra di 18 miliardi di lire. Cfr. M. La Ferla, Chi vuole la mia tv?, in «L’Espresso», (1993), n. 13, p. 184; R.I., Il terzo polo è lombardo-veneto, in «Corriere della Sera», 3 luglio 1995, p. 21.

  54. 54 Tra il 1991 e il 1993, il nuovo amministratore delegato di Telelombardia, Mauro Lazzarino, ridusse gli organici della redazione giornalistica e del personale tecnico per poi sostituire il direttore dei programmi, Ruggero Muttarini, con Guido Venturetti. Pochi mesi più tardi, Muttarini passò alla guida di Telenova, la tv milanese controllata dalle edizioni San Paolo, che ingaggiò anche Maurizio Mosca. Cfr. Tv lombarde: obiettivo ristrutturazione, in «Millecanali», (1993), n. 217, pp. 30-31.

  55. 55 Crudeli ha raccontato la sua passione per il Milan in una recente intervista al sito Internet del «Corriere della Sera». S. Landi, Tiziano Crudeli, gli 80 anni del telecronista-tifoso del Milan: «Ma Berlusconi si innamorò di Pellegatti. Mia moglie non mi guarda in tv: si vergogna», 7 maggio 2023 [https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/23_maggio_07/tiziano-crudeli-gli-80-anni-del-telecronista-tifoso-del-milan-ma-berlusconi-si-innamoro-di-pellegatti-mia-moglie-non-mi-guarda-in-tv-si-vergogna-5b03c8a7-e0d2-4858-bbcc-8dc35b3caxlk.shtml] (ultimo accesso 21 gennaio 2025).

  56. 56 Abbiezzi, Op. cit., p. 170.

  57. 57 Grasso, Op. cit., v. 2, p. 909.

  58. 58 A partire dalla stagione 1996/97, tutte le partite dei campionati di Serie A e Serie B furono trasmesse via satellite dalla piattaforma Dstv – il ramo satellitare di Tele+ – con la formula della pay-per-view. Dopo l’introduzione della vendita separata dei diritti televisivi, approvata dalla Lega Calcio nel marzo 1999, il mercato si allargherà con l’ingresso di un secondo operatore, Stream, che acquisirà l’esclusiva delle partite interne di 7 squadre (tra cui la Fiorentina, la Lazio, il Parma e la Roma) fino al 2002. Tuttavia, la complicata situazione finanziaria delle due pay-tv – aggravata anche dal fenomeno della pirateria – spianò la strada alla fusione tra Tele+ e Stream, che si concretizzò nell’estate del 2003 con la nascita di Sky Italia. Nonostante l’ingresso di altri operatori sul digitale terrestre – come Mediaset Premium e La7 Cartapiù – e il fallimentare tentativo di istituire un servizio a pagamento, Gioco Calcio, dedicato alle squadre di provincia, Sky ha esercitato un dominio pressoché assoluto sul calcio italiano fino al 2021, quando la Lega Serie A ha aggiudicato i diritti del campionato a Dazn. Cfr. O. Beha, A. Di Caro, Il calcio alla sbarra, Milano, Bur, 2011, pp. 511-518; Salvador, Op. cit., pp. 113-188; M. Pinci, F. Vanni, Diritti tv, la serie A passa a Dazn e Tim: 16 club a favore, 26 marzo 2021 [https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/2021/03/26/news/calcio_la_serie_a_passa_a_dazn_16_club_a_favore-293907817/] (ultimo accesso 26 gennaio 2025).

  59. 59 P. Russo, Potere alla parola: note sull’evoluzione dei format del calcio in Tv, ne Il calcio in Tv. Storia, formati, ibridazioni, a cura di C. Ruggiero, P. Russo, Bologna-Milano, Lupetti, 2017, pp. 97-110.

  60. 60 Canale 5 registrò gli ascolti più alti della sua storia in occasione della finale di Champions League 2003 tra Milan e Juventus, seguita da 20.193.000 telespettatori, pari a uno share del 67,27%. Cfr. Auditel 2003, i programmi più visti, 1° gennaio 2004 [https://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2004/01_Gennaio/29/programmi.shtml] (ultimo accesso 26 gennaio 2025).

  61. 61 Le televisioni regionali in Europa e in Lombardia, a cura del Comitato regionale per i servizi radiotelevisivi della Lombardia, Milano, Guerini e Associati, 2000, p. 127.

  62. 62 A questo proposito, Ravezzani ha ribadito che il valore aggiunto di Qui studio a voi stadio è proprio la continua ricerca della «contrapposizione» tra i suoi ospiti. Cfr. Think local, in «Link – Idee per la televisione», (2005), n. 4, pp. 132-134; A. Di Sauro, Per Ravezzani il calcio è sempre un’opinione, in «Corriere della Sera» (ed. Milano), 25 agosto 2024.

  63. 63 Al di fuori dei confini regionali, Qui studio a voi stadio è attualmente visibile in Piemonte (su Videogruppo Piemonte), Veneto e Friuli-Venezia Giulia (su Telenordest), in Puglia, Basilicata e Molise (su Teledue) e in Sicilia (su Telecolor Catania). Inoltre, dal 1° gennaio 2024, il programma di Telelombardia è parte integrante di un circuito interregionale, Rete 8-Qsvs, presente in Lombardia, Emilia-Romagna e nelle Marche.

  64. 64 Uno dei personaggi più popolari della trasmissione è stato il presentatore e televenditore di simpatie milaniste Joe Denti, al quale è poi subentrato il musicista Vito Elia. Cfr. A. Galli, Il bar sport delle tv locali che buca il video senza immagini, in «Corriere della Sera» (ed. Milano), 23 ottobre 2021; A. Di Sauro, Joe Denti, televenditore-tifoso: «Io milanista delle tv locali ma di calcio non capisco niente. Quando intervistai Pierce Brosnan mi prese per un cameriere», 9 maggio 2023 [https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/23_maggio_09/joe-denti-televenditore-tifoso-io-milanista-delle-tv-locali-ma-di-calcio-non-capisco-niente-quando-intervistai-pierce-brosnan-mi-prese-per-un-cameriere-c00b5dc8-d02b-4313-987b-430b3d1a8xlk.shtml?refresh_ce] (ultimo accesso 25 gennaio 2025).

  65. 65 Cfr. L.B., Ancora polemiche tra Lega Calcio e tv locali per diritti su partite. Esclusiva immagini dal campo lede diritto di cronaca. Ma Ravezzani (Qsvs) aggiusta il tiro, 10 agosto 2010 [https://www.newslinet.com/ancora-polemiche-tra-lega-calcio-e-tv-locali-per-diritti-su-partite-esclusiva-immagini-da-campo-lede-diritto-di-cronaca-ma-ravezzani-qsvs-aggiusta-il-tiro/] (ultimo accesso 26 gennaio 2025).

  66. 66 A partire dalla stagione 1999/2000, il programma delle gare di campionato fu modificato con l’introduzione di due anticipi al sabato in aggiunta all’ormai consolidato posticipo della domenica sera. Questo format rimase pressoché immutato fino al 2010/2011, quando debuttò il match domenicale delle 12.30, a tutti gli effetti il primo passo verso l’attuale “spezzatino”, che non prevede di fatto partite in contemporanea, se non in occasione dei turni infrasettimanali.

  67. 67 Russo, Op cit., pp. 97-110.

  68. 68 Secondo il regolamento dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), le piattaforme over-the-top (Ott) «sono imprese prive di una propria infrastruttura […], che [...] agiscono al di sopra delle reti» per vendere servizi e contenuti agli utenti. Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Relazione annuale 2012 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro, s.l., 2012, p. 28. Per un approfondimento sul rapporto tra sport e nuovi media: P. Carito, A. Piacquadio, Sport, intrattenimento e digitalizzazione. L’enter(sport)ainment come nuovo modello di business, Milano, FrancoAngeli, 2022 (e-book), cap. La nuova alba dello sport.

  69. 69 In onda dalla primavera del 2010, Top Calcio 24 è una sorta di all news calcistica dedicata soprattutto alle notizie di mercato e ai retroscena delle squadre milanesi e della Juventus. Dopo aver avuto ampia visibilità in tutta Italia, Top Calcio 24 ha continuato a trasmettere in ambito locale fino a gennaio 2024, quando è stato raggiunto l’accordo con il circuito ٧Gold per la riproposizione dei suoi programmi nella fascia pomeridiana. Cfr. Top Calcio 24: due anni di successi, 27 agosto 2012 [https://www.calciomercato.com/news/top-calcio-24-due-anni-di-successi-866336] (ultimo accesso 26 gennaio 2025); Novità in tv: i programmi sportivi di Top Calcio sbarcano su 7Gold, 2 gennaio 2024 [https://www.calcioefinanza.it/2024/01/02/top-calcio-programmi-7gol/?refresh_ce] (ultimo accesso 26 gennaio 2025).

  70. 70 A. Grasso, Il coraggio del tifo li fa sentire comunità, in «Corriere della Sera» (ed. Milano), 23 ottobre 2021.

  71. 71 In base ai dati Auditel del 2024, Telelombardia è l’emittente locale più vista della regione con 441.578 contatti medi giornalieri, seguita da Top Calcio 24 (302.837) e Antenna 3 (241.141). Le tre reti fanno parte dello stesso gruppo editoriale, Mediapason, fondato da Sandro Parenzo a metà degli anni Duemila. Cfr. Tavola regionale tv locali. Contatti del giorno medio mensile, gennaio-dicembre 2024 [https://www.auditel.it/wp-content/uploads/2024/12/Regionale-Tv-Locali_2024.pdf] (ultimo accesso 26 gennaio 2025). Rielaborazione dei dati a cura dell’autore.

  72. 72 J. Foot, Calcio 1898-2010. Storia dello sport che ha fatto l’Italia, Milano, Bur, 2010, p. 357.