Mediatizzazione del calcio
e identità plurime: il caso della fanzine
«Brigata Ultrà» di Perugia

Leonardo Varasano

Università degli Studi di Perugia



Indice

1. Calcio e tifo a Perugia

2. “Neri” in una curva “rossa”

3. L’esigenza di una propria voce

4. Eco di identità multiple


Abstract: Beginning in the 1980s, the mediatization of soccer also manifested itself through the phenomenon of fanzines, instruments of information, but even more so of counter-information, dissonant and free voices. In this panorama, an original case study is that of the fanzine “Brigata Ultrà,” a folio of the eponymous group of supporters from Perugia’s north curve between 1994 and 2008. The “Brigata” has a strong territorial identity tied to a specific area of the city and with a political orientation dissonant with that of the Perugia curve: it is a “black” (i. e. right wing) group in a “red” curve (i. e. left wing). This composite identity takes on visible forms and manners that attract national attention. The group travels for years on away trips with a black bus recognizable by an eagle, a tricolor and a Grifo (the symbol of the city). Added to this is the frequent practice of physically following the Italian national team’s matches as well. The fanzine becomes the “voice” of the “Brigata” by proposing and nurturing, around soccer, multiple identities: that of the home neighborhoods, the one of the city, the one of the national, and the one of the politically right-wing oriented.

Keywords: soccer, ultras, fanzine, identity, Perugia, right wing

1. Calcio e tifo a Perugia

Per parlare di tifo calcistico – con le sue implicazioni identitarie e mediatiche – occorre necessariamente partire dal calcio giocato. I due fenomeni sono inestricabilmente legati, con il primo, il tifo, che dà afflato vitale e, a ben vedere, sostanza, al secondo, al calcio.

Sulla scia dell’evoluzione complessiva del movimento ultras1, ormai da tempo oggetto di dibattito tanto in ambito sociologico quanto in ambito propriamente storico2, la vicenda del tifo organizzato perugino segue, come altrove, le sorti della società e della squadra di calcio. Una svolta fondamentale si registra quando l’A. C. Perugia – una delle società di calcio più antiche d’Italia3 -, dopo una lunga, costruttiva fase della sua storia legata alle figure di Lino Spagnoli e di Guido Mazzetti4, conquista per la prima volta la serie A, nel campionato 1974-75. Si apre la stagione di un vero e proprio capolavoro economico e sportivo che ha tra i protagonisti il presidente Franco D’Attoma, l’imprenditore Spartaco Ghini, l’allenatore Ilario Castagner5. La promozione porta con sé molti effetti, a partire dalla rapida realizzazione del nuovo, moderno stadio di Pian di Massiano – poi intitolato alla memoria di Renato Curi, giocatore simbolo del Perugia, avvolto in un ricordo imperituro6 –, in sostituzione dello storico, ma ormai insufficiente e vetusto, impianto di Santa Giuliana7. Quello che germoglia e si afferma in quegli anni è sì calcio di provincia, ma con una serie di specificità e primati entrati a pieno titolo nella storia del calcio italiano, a partire dall’imbattibilità, dall’intero campionato di serie A 1978-79 senza sconfitte, concluso al secondo posto, alle spalle del Milan campione d’Italia, con il raggiungimento della prima partecipazione alla Coppa Uefa8, senza dimenticare la prima sponsorizzazione – prima in assoluto, nel panorama calcistico italiano – impressa sulle maglie biancorosse dei grifoni: il marchio “Ponte Sportswear”, appare per la prima volta, grazie ad uno stratagemma teso ad ovviare ai regolamenti federali dell’epoca, nell’agosto del 1979. È una scelta lungimirante; è un fatto, frutto dell’intuizione di Gabriele Brustenghi – all’epoca direttore marketing dell’azienda Ellesse -, a suo modo epocale, destinato a cambiare il mondo del pallone in maniera irreversibile. È lo strumento economico che porta a finanziare l’acquisto, fortemente desiderato dal Perugia, di Paolo Rossi, futuro protagonista del Mondiale 1982.

Anche sulla scorta di questi successi, appare sulla scena del tifo perugino il primo, vero e proprio, gruppo organizzato: è l’Armata Rossa, fondata nell’aprile 1978 da un nucleo di tifosi «tutti impegnati politicamente» a sinistra9, riuniti intorno a Domenico “Mimmo” Pucciarini, uno dei riconosciuti protagonisti della scena ultras italiana10. Il supporto a fianco del Perugia diventa una costante, in casa e fuori. Anche nelle trasferte più difficili, come Zagabria, quando «cinquanta ultrà del Grifo» – il Grifo è l’antico e fiero simbolo del Comune di Perugia, aquila nella parte superiore del corpo e leone nella parte inferiore11– si trovano «contro i tifosi locali infuriati per l’eliminazione dalla coppa Uefa»12.

Dopo la gloria della serie A, dell’imbattibilità e della Uefa, segue per il Perugia Calcio un periodo cupo, segnato dal “Totonero”, nel marzo 198013, dalla retrocessione dalla A alla B nella stagione 1980-81, dalla doppia retrocessione, ancora per calcioscommesse, dalla B alla C2 (1985-86), alla quarta serie, l’ultimo grado del professionismo calcistico. Il tifo, va da sé, ne risente e vive un periodo di prostrazione profonda. Una nuova svolta si registra però, prima con la vittoria del campionato di C2 (1987-1988), con una squadra trascinata da Angelo Di Livio e Fabrizio Ravanelli, e poi, in maniera dirompente, con l’avvento alla presidenza dell’imprenditore romano Luciano Gaucci14. È il 7 novembre 1991. Si apre una nuova stagione di speranze, polemiche e successi. La prima promozione, dopo lo spareggio di Foggia con l’Acireale del 6 giugno 1993 (2-1), viene vanificata dalla retrocessione per illecito sportivo15. Ancora un campionato di C1, vinto largamente (1994), e di nuovo la serie B. Appena due stagioni dopo, nel giugno 1995, il Perugia di Marco Negri e Massimiliano Allegri conquista il ritorno in serie A16. L’anno seguente è retrocessione in B, per la peggiore classifica avulsa, e poi di nuovo massima serie, dopo l’aspro, vincente spareggio di Reggio Emilia, ai danni del Torino17. Quindi anni di serie A – solo per continuare a percorrere a volo d’angelo la storia sportiva del Perugia Calcio – fino alla semifinale di Coppa Italia persa con il Milan, alla conquista, ai danni del Wolfsburg, della coppa Intertoto, nel 2003, alla seconda partecipazione alla Coppa Uefa, fino ai sedicesimi di finale e alla eliminazione ad opera del PSV Eindhoven. Dal 2004 di nuovo anni amari: retrocessione in B, fallimento e ripartenza dalla serie C1, nuovo fallimento nel 2010, vittoria della serie D, della serie C2 (Lega Pro seconda divisione) e della serie C1 (Lega Pro prima divisione), ritorno in B nel 201418, quindi alternanza tra serie B, prevalente, e serie C, fino ad oggi.

Alla fine degli anni Ottanta e, soprattutto, durante i primi anni della presidenza Gaucci, l’entusiasmo e il tifo crescono vertiginosamente: la tifoseria perugina diventa una «tra le più calde dello scenario nazionale»19, «una delle più colorate e costanti»20, segnando il ritorno in serie A con il record di abbonati (13.274 nella stagione 1996-97). Crescono per numero e qualità i gruppi ultras – attorno al gruppo storico dell’Armata Rossa, che nel 1992 lambisce i 600 tesserati21 – fioriscono altre realtà significative: dal Manicomio Magno Magnini (3M22) alle Brigaden23, dai Doddy Boys agli Ingrifati24 –, cresce notevolmente, in tutta l’Umbria, il numero dei Perugia clubs25. Il pubblico mostra una passione sempre maggiore26. La fioritura del tifo biancorosso è notevole e attira l’interesse nazionale27, anche in relazione ai ripetuti incidenti: dagli scontri di Chieti a quelli di Andria, da quelli di Firenze a quelli in casa con il Piacenza, per un incontro di Coppa Italia.

2. “Neri” in una curva “rossa”

Attorno alla metà degli anni Novanta, il fenomeno ultras ha a Perugia una grande espansione, tanto che al tradizionale tifo organizzato della curva nord si aggiunge quello della curva sud28. Nel 1994, nel pieno delle rinnovate speranze e dell’entusiasmo portati dalla presidenza Gaucci, tra i supporters del Grifo si verifica un fatto nuovo: nasce il gruppo della Brigata Ultrà Perugia (BUPG), il gruppo oggetto di riflessione in questo saggio. Rilevanti le ragioni d’interesse: il profilo politico dissonante in una tifoseria tradizionalmente di sinistra – nell’ambito di un fenomeno più ampio, teso all’affermazione di gruppi di destra in quasi tutte le curve d’Italia – e la creazione di un organo d’informazione realizzato per veicolare identità plurime, territoriali ed ideali, ne fanno un caso di studio locale in grado di contribuire a far luce su dinamiche molto più vaste, nazionali ed internazionali, innescatesi tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta.

La nuova realtà del tifo biancorosso assume inconsapevolmente una denominazione che fa eco a un reparto militare – la Brigata “Perugia”, appunto – capace di meritare l’encomio solenne di Cadorna durante la Grande guerra29. Il gruppo nasce dalla fusione di due aggregazioni preesistenti, fortemente caratterizzate dalla provenienza di quartiere: le Brigaden, che facevano riferimento alla zona universitaria di Elce, e i Doddy Boys, i ragazzi della zona di Ponte d’Oddi, area nella quale, per molto tempo, si troverà la sede del nuovo gruppo30.

Fin dai suoi esordi, la Brigata appare un gruppo «eclettico», «tra i migliori dell’ultima ondata del movimento ultras», «alternativo»31. Alternativo a cosa? Alternativo rispetto alle dominanti simpatie politiche della curva nord, innanzitutto. Alternativo per la novità, dirompente, di un pullman di proprietà per le trasferte, guidato da un membro della Brigata, fortemente personalizzato dal punto di vista estetico, «tutto nero con l’aquila del gruppo e i tricolori» (nella prima, originaria versione). Nella terra dei «rossi per sempre» – tale ancora apparivano Perugia e l’Umbria ad Ernesto Galli della Loggia e Alberto Stramaccioni, all’inizio del terzo millennio32 – si verifica dunque un fatto rilevante, peculiare. La Brigata è il gruppo dei “neri” in una curva tradizionalmente “rossa”.

La propensione politica del gruppo si evince da molti fattori, a partire dallo striscione casalingo, di 25 metri, delimitato da due tricolori. E poi gli altri simboli, a fianco della bandiera nazionale: l’aquila, il gladio, la scritta “über alles” in uno degli striscioni, sciarpe e berretti neri, i tamburi disposti in sequenza di colori nero, verde, bianco e rosso, e anche qualche croce celtica, ma solo nei primi, turbolenti anni. Uno dei membri del gruppo, intervistato da «la Repubblica» a latere di un grave fatto di cronaca avvenuto a Riccione, rivendica l’appartenenza alla Brigata Perugia, «quelli neri»33.

L’avvento del nuovo gruppo – nel quadro di «un generale spostamento “a destra” di tutte le curve italiane» – muta gli equilibri della nord, provocando «scontri interni» tra Armata Rossa e Brigata34. Non mancano iniziative unitarie, come nel marzo 1995, quando i gruppi della curva si uniscono per protestare contro una multa di 10 milioni inflitta al Perugia Calcio dalla commissione disciplinare di serie B per tre striscioni considerati «riferimento a organizzazioni militari o paramilitari», e dunque in grado di «incitare alla violenza nei confronti dei tifosi ospiti»: gli striscioni di Armata Rossa, Red Warriors e Brigata Ultrà35. Ma le tensioni interne alla nord sono una tendenziale costante. Per migliorare il tifo si cerca allora un modus vivendi, un patto per evitare che le divisioni politiche provochino ulteriori lacerazioni. Con un comunicato del 23 agosto 1995 i gruppi ultras (Armata Rossa, Brigata Ultrà, Ingrifati, 3M, Drunk Boys) annunciano l’impegno comune per una «totale abolizione di simboli politici dalla curva». I dissidi restano però per lungo tempo latenti, con frizioni che periodicamente riaffiorano, tanto che un articolato dossier sul rapporto tra politica e tifo, descrive la nord perugina come una curva di «separati in casa»36.

Al di là delle simpatie politiche del nuovo gruppo, c’è un elemento di forte impatto che interessa le trasferte, un simbolo che rende fortemente visibili le identità del gruppo, territoriali e politiche: i ragazzi della Brigata sono i «primi nel panorama ultras» a girare l’Italia con un pullman di proprietà. Questa innovazione, insieme a «una mentalità» rispondente ai codici e ai rituali del tifo organizzato37, colloca il gruppo «ai vertici del panorama ultrà degli anni Novanta», ne fa «uno dei gruppi rivelazione»38. Il bus di proprietà – in una seconda versione non più nero ma bianco, con disegnati sulla carrozzeria un’aquila e due tra i più importanti simboli della città: Palazzo dei Priori e l’Arco etrusco39 – diventa, fino al febbraio 2001, quando viene dismesso, l’icona del gruppo, tanto che il mezzo viene raffigurato in uno stendardo con su scritto “Orgogliosi di esistere”40.

Nel tempo emerge un altro tratto che caratterizza, pure in questo caso con risvolti politici, il gruppo: l’impegno nel seguire le partite della Nazionale di calcio. Lo striscione della Brigata appare, tra l’altro, in molti incontri dell’Italia ai Mondiali di Francia del 1998. E poi ancora per Euro2000, in Belgio e Olanda, quando esponenti della curva nord perugina partecipano al tifo per gli Azzurri insieme (ma ciascuno autonomamente) a veronesi, salernitani, padovani, triestini e ad altre tifoserie41, o in alcune importanti partite di qualificazione per i Mondiali.

3. L’esigenza di una propria voce

Il mondo ultras vive una tendenziale avversione verso la stampa e verso il giornalismo in tutte le sue forme, verso rappresentazioni ritenute inesatte, oleografiche, sensazionalistiche, tese a schiacciare la realtà delle curve in una sostanziale coincidenza tra tifosi più accesi e teppisti42. Questa sorta di repulsione si accentua all’inizio del 1995, dopo la morte di Vincenzo Spagnolo “Spagna”, prima di Genoa-Milan, con un’ondata mediatica che si abbatte contro l’universo delle curve italiane. Di qui l’esigenza diffusa di esulare da ricostruzioni giudicate semplicistiche e scorrette, di partecipare al discorso pubblico con una voce propria e con interpretazioni, per così dire, autentiche.

Anche in ragione di questo difficile rapporto con i mass media – e con la televisione in particolare – il mondo del tifo organizzato manifesta la volontà di esprimere liberamente la propria opinione. Si impegna per raccontare il calcio e i suoi protagonisti, per raccontare, soprattutto, il tifo dall’interno. Voci dissonanti e libere germogliano in moltissime curve italiane, attorno a gruppi ultras noti e meno noti, corroborando e accompagnando senso e ridefinizione di identità.

Dopo i primi, rudimentali fogli apparsi negli anni Ottanta, iniziano così a diffondersi le fanzine (lemma prodotto dalla crasi di “fans” e “magazine”), gli organi d’informazione, semplici e diretti, popolari, redatti in prima persona dai tifosi. Il fenomeno degli “ultras giornalisti” si afferma pienamente nella seconda metà degli anni Novanta. Nel 1998, secondo un censimento dell’Archivio del tifo di Bologna, in Italia si pubblicano più di cento fanzine. Ma «una grossa parte sono occasionali», escono in maniera e in forma irregolare, talvolta somigliano ancora a semplici volantini43.

Le fanzine, veicoli di mediatizzazione del calcio e del tifo, nascono dal desiderio di raccontarsi, di raccontare il mondo del pallone e la realtà in cui si vive senza filtri, senza intermediazioni, dando valore al tifo, al modo ultras di vivere il tifo. Fogli o riviste autoprodotte, le fanzine servono ad accorciare la distanza tra direttivi e tesserati dei gruppi, hanno l’obiettivo di coinvolgere intorno alla vita dei club un maggior numero di frequentatori dei settori popolari44, invogliandoli a una partecipazione più attiva. I tifosi organizzati vogliono avere una propria voce, autonoma, irriverente se necessario. I prodotti che discendono da questa volontà sono di tenore diverso: da quelli più semplici, in stile volantino o addirittura scritti a mano, a quelli più ricchi nei contenuti, più accattivanti nella forma, più duraturi nel tempo. Il quadro complessivo è ampio e articolato45.

Anche la curva nord di Perugia entra in contrasto, in aperto contrasto, con il mondo dei media e con la stampa in particolare. Un primo momento significativo di questa idiosincrasia si ha nell’estate del 1993, dopo la promozione di Foggia e l’immediata retrocessione per illecito. I tifosi del Perugia accusano giornali e televisioni di aperta ostilità verso la città e verso il presidente Gaucci, diffondendo, nella forma di volantino estemporaneo, un “Codice del grifone” che propone cinque azioni ad ogni tifoso del Grifo. Al terzo posto, dopo «abbonarsi» e «sostenere la squadra» c’è un eloquente «non comprare i giornali che ci attaccano». Queste le motivazioni:

Il processo che ha condannato il Perugia alla serie C1 è stato pesantemente condizionato da un certo tipo di stampa che ha emesso sentenze anticipate, quando ancora non erano chiari i contorni della vicenda. La stampa sportiva nonché la Repubblica e il Corriere della Sera si sono distinti come gli scribacchini al servizio di Matarrese46; tutto questo in spregio alle più elementari norme di correttezza professionale e di rispetto della realtà dei fatti. I tifosi che hanno a cuore le sorti del Perugia si astengono dal comprare tali quotidiani.

Un secondo momento importante dell’esplicita avversione nei confronti dei media si ha dopo Siena-Perugia (0-1), del 12 settembre 1993, segnata da un corollario di incidenti, con un tifoso senese gravemente ferito. Nella partita successiva, Perugia-Lodigiani (19 settembre, 2-0), la curva biancorossa espone un unico striscione di circa cento metri, issato per tutta la partita in luogo dei consueti vessilli dei gruppi ultras, con questo contenuto: «Siamo stanchi di essere diffamati da una falsa informazione giornalistica!». L’intento, evidente, è di respingere i resoconti, le rappresentazioni accusatorie – giudicate errate – prodotte a margine della trasferta toscana.

Anche alla luce di questi fatti, la Brigata Ultrà, prima tra i gruppi della curva nord, sente l’esigenza di una propria voce, sente la necessità di una propria deissi, di una propria narrazione, di una propria fanzine.

Il nome scelto per la pubblicazione indipendente è lo stesso del gruppo: «Brigata Ultrà», stretto, graficamente, tra un’aquila e un grifo. La fanzine, autogestita e distribuita gratuitamente, è spartana. Prima ha il formato di un volantino, redatto in entrambi i lati, poi diventa un foglio A3 piegato in due, con quattro facciate. La veste resta sempre artigianale, ad eccezione di un numero speciale in carta patinata e a colori (4 giugno 1995): il numero in cui si annuncia, con una certa solennità, l’acquisto del pullman. È un prodotto essenziale, chiaro nei contenuti, con il classico taglio di controinformazione, con articoli senza veli e prese di posizione nette. Lo “scheletro”, l’impostazione abituale della fanzine prevede il resoconto della trasferta, il punto sul momento della squadra, riflessioni sulle diffide e su altri temi sentiti, come il caro-biglietti.

Ben presto la prima fanzine della curva perugina attira anche un interesse nazionale. In una recensione si presenta la Brigata come «un gruppo emergente, che ha saputo ritagliarsi un posto di primo piano tra mille intoppi», prima facendosi notare «per l’orientamento politico opposto agli altri gruppi perugini, oggi per una presenza costante e un’attività fruttuosa», e si ricorda che la fanzine ha avuto «il battesimo in occasione di Perugia-Andria dell’ottobre ’94» e che la tiratura tocca le 800 copie47.

Le pubblicazioni di «Brigata Ultrà» si succedono, senza sostanziali interruzioni tra il 1994 e il 2008, rendendola una delle fanzine italiane più durature. Nel corso degli anni, la fanzine convive con altri fogli diffusi allo stadio Curi, ultras (come la fanzine degli Ingrifati «Profondo rosso», che inizia le pubblicazioni nel 1998, o come l’estemporanea fanzine del gruppo 3M, «Referto medico», eloquente nel sottotitolo: «…esce ogni volta che ne abbiamo voglia») e non ultras (fra questi «Il Perugia», «Alé Perugia»48 e «Vecchia Guardia», prodotto editoriale particolarmente elegante, tra i più longevi diffusi al Curi, «un giornalino vero e proprio», con una redazione, non una fanzine49).

A partire dal 2000, la fanzine approda nel web, viene riprodotta e veicolata anche attraverso il sito del gruppo: la Brigata – si legge in un approfondimento dedicato alla pagina on line del gruppo – «ha sempre avuto un certo gusto esteriore e un occhio alla modernità. Da questa premessa il passo nella rete è stato quasi scontato, anche se avvenuto con un lieve ritardo», tra i contenuti informatici «la possibilità di consultare e scaricare la fanzine»50.

La volontà, esplicita, è quella di far conoscere il proprio pensiero, le proprie posizioni attraverso ogni strumento possibile. Un gruppo ultras – affermano gli esponenti della Brigata in un’intervista del 2000 – deve «sfruttare ogni forma di comunicazione». A partire dalla fanzine: «c’è chi scrive gli articoli, chi li controlla, chi li detta e chi “mixa” tutto nel computer. Esce in occasione di ogni partita al Curi (più alcune edizioni straordinarie come il derby) ed è completamente autogestita. […] per alcuni collezionisti è ormai diventata un “must”», qualcosa di indispensabile. Il magazine del gruppo è innanzitutto una risposta e una alternativa al mondo dei media, ai «teleboccafiato», come vengono spregiativamente definiti i giornalisti51; è lo strumento scelto per far conoscere e veicolare le proprie identità, il proprio modo di vedere il calcio e di interpretare il tifo.

4. Eco di identità multiple

Un gruppo ultras si configura innanzitutto come una comunità di intenti, dove censo, razza o altre differenze non contano52. Una comunità in cui «tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose»53. Una comunità con un forte senso identitario, proposto e reso in ogni modo. Anche mediaticamente, con uno strumento semplice e originale come le fanzine, attraverso le quali il proprio modo di essere e di riconoscersi muove dagli elementi fondamentali del mondo del pallone: il calcio, i calciatori e, soprattutto, il tifo.

Anche nel caso, originale e longevo, della fanzine della Brigata Ultrà vengono proposte una peculiare visione del calcio e l’identità del gruppo. Anzi, le identità del gruppo. Identità plurime, correlate fra loro, come in un’ideale matrioska54: l’identità territoriale di quartiere, l’identità territoriale municipale, l’identità ultras, l’identità nazionale.

«L’identità territoriale» è una delle caratteristiche più forti della Brigata, profondamente legata alle proprie origini di quartiere55. Il tifo – in questo come in altri casi – è un potente momento di socialità interclassista56 che germoglia a partire dalla prima, piccola patria. Il legame con la zona nord-ovest della città, con i quartieri di Ponte d’Oddi, Elce e San Marco resta profondo, così come avviene per altri gruppi della stessa curva (gli Ingrifati con l’area di San Sisto, i 3M con l’area di Madonna Alta, i Jacobins con l’area di Ferro di Cavallo). Non è un caso che lo striscione “Elce”, scritta bianca e rossa su sfondo nero, continui per molto tempo a comparire nelle trasferte vicino a quello della Brigata. La fanzine dà eco a questa prima identità, a questa prima componente di una metaforica matrioska.

La seconda componente identitaria, strettamente legata alla prima, è la “peruginità”, impressa nei vessilli allo stadio ma anche nelle immagini e nelle parole pubblicate nella fanzine. Il viscerale legame con la città, ben rappresentato dall’Arco etrusco raffigurato in un grande bandierone insieme alla scritta “Augusta Perusia Imperat”, si ritrova costantemente nel giornalino della domenica.

Il bisogno di riaffermare la propria identità cittadina sembra perfino crescere negli anni della seconda serie A, quando il Perugia di Mazzone e di Cosmi diventa «una multinazionale del calcio» con giocatori – e tifosi – provenienti, solo per fare qualche esempio, dal Giappone e dall’Equador, dalla Croazia e dalla Finlandia57. Quasi per contrappasso, si tende alla esaltazione della “peruginità”, di un forte spirito municipalistico a cui la fanzine dà eco. Emblematico quanto avviene nella stagione 2000-01, quando il Perugia inizia la serie A in sordina, tra lo scetticismo generale, con giocatori sconosciuti dalla C, insieme a un greco, a un coreano, e in panchina Serse Cosmi, perugino autentico, proveniente dalla terza serie. Quando l’annata calcistica comincia a caratterizzarsi per una serie di successi, per un campionato di rilievo e l’allenatore inizia ad attirare l’attenzione mediatica, un’intervista della Brigata a Cosmi, diffusa attraverso la fanzine (1 ottobre 2000), trova una risonanza nazionale58: è un’intervista originale, si parla di calcio ma anche di tifo e di orgoglio cittadino. Di identità, appunto. Di un’identità evocata come ultimo baluardo quando il Perugia torna in serie C, vive stagioni difficili e i tifosi latitano: Riscopriamo il senso di appartenenza è, non a caso, l’appello della fanzine per Perugia-Pisa del marzo 2006, con un invito esplicito a «riscoprire la nostra “peruginità”, quel senso di appartenenza che provoca l’amore per la propria città e che porta a difendere i propri colori».

Il terzo elemento della matrioska è l’identità ultras. Quell’identità che porta ad avversare la stampa, ad offrire interpretazioni dirette di scontri con altre tifoserie allo stadio o fuori dallo stadio. È quanto accade, ad esempio, in relazione agli incidenti con i padovani, alla fine del 1994. I perugini al ritorno da Como e i padovani al ritorno da Firenze si scontrano all’area di servizio di Cantagallo. L’episodio è riportato anche nella fanzine della Brigata:

L’area di servizio è vicino a Bologna […] ci sono 20-30 persone: teste rasate, giubbotti neri e tute mimetiche. Nessuna sciarpa al collo. Qualcuno di noi chiede di dove sono, da dove vengono, che cosa vogliano, per tutta risposta scappano in gruppo verso il sottopassaggio […] dal sottopassaggio il gruppo riesce, sono armati di spranghe, le catene che hanno le fanno roteare, da una finta stampella di un finto zoppo esce la lama di un coltello. Spuntano mazze ferrate. Abbiamo paura, non ce ne vergogniamo, scappiamo, ma quando ci accorgiamo che qualcuno è rimasto indietro capiamo che non possiamo lasciarli massacrare. Torniamo indietro in massa, Brigata, 3M, Drunk Boys […] gli aggressori si sfaldano, vengono ricacciati indietro nel sottopassaggio fino all’altra parte: solo lì vediamo i loro pullman targati Padova. Padova? E chi li aveva mai visti?59.

La fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, sono anni particolarmente turbolenti per i tifosi del Perugia, coinvolti – solo per ricordare alcune circostanze più eclatanti – in incidenti con gli ultras salernitani, con i ternani60, in più occasioni61, con i veronesi62, con i romanisti63, con i sambenedettesi nell’area di servizio Bevano nord64. La voce della Brigata si leva ogni volta per offrire il proprio resoconto sui fatti accaduti65 (sull’episodio di Bevano, c’è un numero della fanzine quasi interamente dedicato all’argomento66), lanciando strali contro i tifosi avversari67, contro la stampa, contro i media ufficiali68, contro «la disinformazione dei giornalai» (4 giugno 1995, 22 febbraio 1998, 15 marzo 1998), contro i redattori/provocatori, contro «La Voce delle serve o dei lecchini» (4 febbraio 1996), contro «pseudogiornalisti e critici televisivi» (18 ottobre 1998), contro «le trasmissioni telecomandate» (7 marzo 1999), contro le «telecronache in chiaroscuro» (29 novembre 2004).

Tra le identità c’è anche quella politica, “nera”69. C’è una «matrice nazionalista», esplicitata anche nel contributo dato «al risveglio del tifo per la Nazionale»70. Il senso di appartenenza locale sembra nutrire il senso di appartenenza nazionale. In una sorta di ridefinizione e ampliamento dell’identità, sembra esserci una stretta relazione tra identità cittadina e patriottismo. Nel sito del gruppo viene inserita una sezione dedicata agli azzurri della nazionale, accolti con tutti gli onori del caso nelle partite al Curi. Molto significativo quanto avviene per Italia-Sud Africa giocata a Perugia il 25 aprile del 2001: per l’occasione la Brigata redige un numero speciale della fanzine dedicato al Canto degli Italiani, al cosiddetto inno di Mameli, riportandone il testo integrale con un commento storico-letterario a lato. Nella partita casalinga successiva (6 maggio), la fanzine ospita un intervento polemico sulla gara dell’Italia, lamentando come il tifo per gli Azzurri lo abbia «fatto solo metà curva» e chiedendo: La nazionale non è di tutti? Quando poi il tifo per l’Italia diventa un fenomeno diffuso tra le più importanti curve italiane, la Brigata rivendica una sorta di primogenitura: «siamo stati i precursori di questa linea “nazionalista”», si legge nella fanzine del 7 aprile 2002.

La Brigata si configura come un gruppo d’«impronta nazionalista», «di destra ma senza esibirlo in modo smaccato»71. Ci sono però eccezioni, come lo striscione “Onore agli italiani” esposto all’Olimpico contro la Lazio, come le scintille con gli anconetani nel capoluogo marchigiano, dettate da divergenze politiche72, o l’episodio accaduto al Curi nel 2006 durante Perugia-Livorno: mentre le poche decine di livornesi presenti intonano “Bandiera rossa” i perugini della Brigata rispondono «sventolando le bandiere tricolori e cantando l’inno di Mameli». Ne segue una netta divisione della curva, tra Brigata e Armata Rossa: «Mentre il primo per l’appunto si è reso protagonista con gli inni nazionalistici – si legge nelle cronache –, il secondo ha pensato bene di abbandonare la postazione in curva Nord uscendo dallo stadio»73. La fanzine offre risonanza a questa identità pure attraverso il linguaggio (l’articolo Brigata diffidata nel numero dell’8 gennaio 1995, in occasione di Perugia-Vicenza, si conclude con un esplicito «Boia chi molla!») o attraverso articoli contro calciatori stranieri considerati non all’altezza74.

La matrioska così si completa. Le maglie identitarie sono però tenute insieme dal calcio, in una visione, in una forma di mediatizzazione del tutto caratteristica, con riflessioni sul sistema (Un calcio sempre meno credibile, è il titolo dell’articolo di apertura della fanzine dell’11 settembre 2004), con commenti alle partite, con articoli di incoraggiamento, con schede tecniche sui nuovi acquisti, con polemiche sulla scelta degli undici mandati in campo75, con approfondimenti sui singoli grifoni76, con interviste ai calciatori – frutto, soprattutto negli anni della serie A, di una presenza costante al campo di allenamento, di rapporti diretti con i giocatori del Perugia77 – con pagelle di rendimento dei componenti della squadra della Brigata iscritta al campionato CSI, sul modello dei grandi quotidiani sportivi ma con uno spirito dissacrante e goliardico. La resa mediatica del calcio giocato è al contempo sfondo e collante di contenuti incentrati sulle diverse, correlate identità del gruppo Brigata Ultrà. La fanzine esalta le identità multiple sopra descritte in una forma che ruota attorno al pallone e ai calciatori.

Il calcio, nel tempo, si è progressivamente trasformato da evento sportivo in evento mediatico, capace di alimentare discorsi sociali con risvolti identitari e politici. Questo processo si è manifestato attraverso tutti i mezzi di informazione, compresi quelli “minori” e spesso artigianali – ma non per questo meno importanti – come le fanzine. La storia dei magazine ultras è una storia ancora da indagare, da vagliare per comprenderne il rilievo e l’originalità. È una storia in corso, come avverte Alessandro Amorese:

Sono ancora numerose le curve italiane ed estere che stampano un proprio notiziario, a dispetto anche del mondo iper-digitalizzato in cui viviamo: l’esigenza di comunicare con il proprio mondo di riferimento anche attraverso un giornalino è, evidentemente, ancora attuale, per rimanere in contatto più diretto in un lungo periodo di progressiva insufficienza dei rapporti umani, per spiegare scelte e prese di posizione, perché la realtà dei cosiddetti social è considerata, giustamente, insufficiente e spesso finta, e perché il mondo ancora analogico deve resistere contro l’invasione di tutto ciò che è digitale e robotizzato78.

Quelli proposti da Amorese sono senza dubbio elementi di riflessione significativi. A cui ne va aggiunto almeno un altro: le fanzine, come dimostra l’esempio di «Brigata Ultrà» – uno fra i tanti possibili, però originale, duraturo nel tempo e dunque di un qualche rilievo in un panorama molto articolato -, sono un veicolo autentico di mediatizzazione del calcio e uno strumento, tenace, per promuovere e alimentare le proprie identità, per connettere, ad esempio, identità locale e identità politica. Provare ad entrare nelle pieghe di alcune di queste dinamiche, anche attraverso dettagliati casi di studio di fanzine, può aiutare a comprendere fenomeni più ampi, come la ritrosia – e perfino l’aperta ostilità – di molte tifoserie verso la narrazione mediatica ordinaria, come lo spostamento a destra di non poche curve italiane tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, come il valore assegnato – fino all’esaltazione – a diverse forme identitarie, territoriali, sociali e politiche, veicolate attraverso la «religione laica» dello sport e del tifo79.


  1. 1 Il fenomeno ultras nasce tra il 1967 e il 1971. «Non c’è stato un primo gruppo ultras ma c’è stata una mutazione di “super clubs” di giovani che sono prossimi a diventare ultras, perché hanno voglia di essere diversi, perché non vanno d’accordo con la generazione dei padri. Gli ultras sono figli del ’68. Sono giovani, hanno uno striscione, megafono, tamburo e fanno tifo, si ispirano sia ai militanti politici sia ai tifosi inglesi che hanno un modo molto colorato di andare allo stadio. Cambiano il modo di fare perché sono i primi a cantare per tutta la partita. […] Possono perdere sul campo e vincere nella curva, facendo la più bella scenografia o cantando più forte degli avversari» (così lo storico del tifo Sebastien Louis nel documentario RAI del 2024 Di padre in figlio. Vita da tifosi). Uno snodo cruciale, un freno significativo all’espansione del tifo organizzato, è la tragedia dell’Heysel, quando, il 29 maggio 1985, in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, a causa delle intemperanze degli hooligans inglesi, perdono la vita 39 persone. Da quella serata agghiacciante, da quegli spalti grondanti di sangue e di morte, la violenza negli stadi diventa un problema di ordine pubblico internazionale, cresce la repressione e il controllo delle curve, le squadre inglesi vengono squalificate dalle competizioni europee. Sul mondo degli ultras esiste ormai una varia e significativa letteratura (da N. Hornby, Febbre a 90°, Parma, Guanda, 1997, grande successo librario – Fever Pitch, nell’originale –, ormai long seller, a J. King, Fedeli alla tribù, Parma, Guanda, 1998; da M. Stefanini, Ultras. Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Raciti a Sandri, Milano, Boroli, 2009, a S. Louis, Ultras. Gli altri protagonisti del calcio, Sesto San Giovanni, Meltemi, 2019) e una buona filmografia (da Febbre a 90°, prodotto nel 1997 con la regia di David Evans e Colin Firth come attore protagonista, a Green Street Hooligans, del 2005).

  2. 2 Per un approccio ai dibattiti in ambito sociologico sul fenomeno ultras cfr. l’efficace sintesi contenuta nella prefazione di Luca Benvenga in J. Clarke, Football Hooliganism. Calcio e violenza operaia, Bologna, DeriveApprodi, 2019, pp. 11-34. Per un’analisi sociologica cfr. A. Dal Lago, Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio, Bologna, il Mulino, 1990; A. Roversi, Calcio, tifo e violenza. Il teppismo calcistico in Italia, Bologna, il Mulino, 1992; V. Marchi, Ultrà. Le sottoculture giovanili negli stadi d’Europa, Roma, Koiné, 1994. Per un’analisi più propriamente storiografica cfr. G. Triani, Tifo e supertifo. La passione, la malattia, la violenza, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994; P. Spagnolo, I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano, Bologna, Odoya, 2017; G. Silei, Da teppisti a ultras: calcio e tifo violento in Italia dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Settanta, in «Ricerche storiche», (2019), n. 2, pp. 145-156; D. Marchesini, S. Pivato, Tifo. La passione sportiva in Italia, Bologna, il Mulino, 2022; F. Milazzo, Il tifo violento in Italia. Teppismo calcistico e ordine pubblico negli stadi (1947-2020), Milano, FrancoAngeli, 2022. Da rilevare, inoltre, l’esperienza significativa dell’Archivio-osservatorio sul fenomeno del tifo, attivata a Bologna dalla metà degli anni Novanta.

  3. 3 Il Perugia Calcio nasce dall’Unione Sportiva “Braccio Fortebraccio”: «L’A.C. Perugia si definisce con due atti, il primo avvenuto nel 1901 allorché l’Unione Sportiva “Braccio Fortebraccio” costituisce al suo interno la sezione “Palla al calcio” e successivamente il 9 giugno 1905 con un atto di fusione tra la stessa Unione Sportiva e la Libertas» (sulle origini del calcio perugino si veda F. Ghirelli, G. Martucci, Perugia. Un amore, Perugia, Marcon, 1996, pp. 11, 21-28). Per la storia del calcio perugino, si rinvia anche ai cimeli e al materiale di varia natura conservato nel ricco museo del Perugia Calcio “Carlo Giulietti”.

  4. 4 Guido Mazzetti fu a più riprese calciatore (a partire dalla stagione 1938-39) e allenatore, di grande valore, del Perugia Calcio (tra il 1950 e il 1972, raggiungendo nel 1967 lo storico ritorno in serie B ai danni della Maceratese, dopo la decisiva vittoria con la Sambenedettese) per 18 campionati complessivi. Grazie anche alla sua figura si posero le basi per il raggiungimento della serie A e per i successivi, importanti traguardi della società biancorossa: su Mazzetti, patriota combattente durante la guerra di Liberazione, assessore comunale di Perugia nel primo dopoguerra, si rinvia a G. Mazzetti, il Sor Guido Mazzetti. La sua vita, il suo calcio, Tozzuolo, Perugia 2015, e a F. Ghirelli, G. Martucci, Op. cit., pp. 85-175.

  5. 5 Ivi, pp. 177-195.

  6. 6 Renato Curi (1953-1977), giocatore di grande generosità e qualità, tra i protagonisti della prima promozione del Perugia in serie A, morì durante un piovoso, drammatico Perugia-Juventus il 30 ottobre 1977 (sull’importante figura di Renato Curi si rinvia, innanzitutto, a R. Curi jr., Renato Curi. Una storia…, Perugia, Graphic Masters, 2017, e all’intervista di A. Frosio a R. Curi jr, «Da una vita faccio i conti con quel Perugia-Juve. Papà non l’ho conosciuto, so che sorrideva sempre», in «La Gazzetta dello sport», 21 gennaio 2025). Sulla realizzazione dello stadio di Pian di Massiano, pensato e realizzato per il calcio, senza pista per l’atletica, inaugurato il 5 ottobre 1975 cfr. Ghirelli, Martucci, Op. cit., pp. 197-209.

  7. 7 Sullo stadio di Santa Giuliana, realizzato nel 1938 dopo la rinuncia del podestà Corneli al grande progetto di un Parco della Vittoria nell’area di piazza d’Armi, cfr. L. Di Nucci, Fascismo e spazio urbano. Le città storiche dell’Umbria, Bologna, il Mulino, 1992, e L. Varasano, L’Umbria in camicia nera (1922-1943), Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011. L’opera viene inaugurata il 4 settembre 1938 in occasione della partita Perugia-Tiferno (Ghirelli, Martucci, Op. cit., pp. 73-75).

  8. 8 Su quella memorabile stagione del Perugia Calcio, immortalata anche nella odonomastica cittadina con l’intitolazione di un “Piazzale dell’imbattibilità”, si rinvia a Il Perugia dei miracoli. Campionato ’78-79, il miracolo dell’imbattibilità, inserto speciale del periodico fuorigioco, Grafiche Benucci, settembre 1979. Si trattò di un «miracolo» sportivo sì, ma frutto, come rilevano Gianni Fabi e Claudio Sampaolo nella introduzione al volume, «di lavoro sapiente, diligente, appassionato, programmato a tutti i livelli».

  9. 9 Sulle origini e sulla vicenda dell’Armata Rossa, si rinvia anche all’incontro di Nicola Nucci con membri del direttivo del gruppo, riportato in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 2, febbraio 1994 (da rilevare che la copertina della rivista propone una foto con “Mimmo” Pucciarini).

  10. 10 Maracanà Mimmo, testimonianze a cura di Pier Luigi Brunori, Tozzuolo, Perugia, 2024. Alla fondazione dell’Armata Rossa, come ricorda Roberto Volpi nell’introduzione al volume, parteciparono anche altri insieme a “Mimmo”, che però «venne ben presto considerato il capo della Nord nel suo complesso», aggregando la curva attorno a sé (p. 9). Alla morte di “Mimmo”, nel gennaio 2024, molte curve italiane, da quella della A. S. Roma a quella dell’Empoli, da quella della Vis Pesaro a quella della Lucchese, da quella del Teramo a quella della Carrarese, solo per citarne alcune, hanno voluto ricordarne la figura con un apposito striscione di cordoglio. Sull’Armata Rossa si rinvia anche all’intervista in occasione del ventennale apparsa in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 25, 8 dicembre 1998.

  11. 11 Per un quadro d’insieme sulla vicenda quasi millenaria del simbolo della città di Perugia si rinvia a F. Briganti, Perugia. Guida toponomastica, Perugia, Grafica di Salvi, 1954, pp. IX-XIV.

  12. 12 Il racconto di quella memorabile trasferta di coppa Uefa è riportato in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 8, 18 aprile 1995.

  13. 13 Ghirelli, Martucci, Op. cit., pp. 245-249.

  14. 14 Sull’articolata figura umana e professionale di Luciano Gaucci si rinvia a Luciano Gaucci. Quando passa l’uragano documentario Sky (2024) a cura di G. Del Buono, C. Altinier, P. Geremei. Per un quadro sinottico del personaggio si veda anche una significativa e approfondita intervista di G. Ricci all’allora presidente del Perugia («Io, l’antipatico venuto da lontano», in «La Nazione», 18 luglio 1997) in cui Gaucci oltre a parlare di calcio affronta anche riflessioni su politica e religione, sul suo intimo rapporto col sacro.

  15. 15 Ghirelli, Martucci, Op. cit., pp. 317-336. La condanna questa volta non riguarda il calcioscommesse ma la cessione di un cavallo della scuderia di Gaucci, «prima dell’inizio del campionato», al suocero dell’arbitro di Siracusa-Perugia (1-1).

  16. 16 Ivi, pp. 381-487.

  17. 17 La rimonta del Perugia, fino alla serie A, è segnata da due caldissimi confronti con il Torino. Il primo, al Curi, alla penultima di campionato, il secondo, sul neutro di Reggio Emilia: si arriva allo spareggio in un «clima di piombo, per quello che è successo alla vigilia, per le dichiarazioni guerrafondaie di giornali e giocatori. Fazioni delle due tifoserie vengono corpo a corpo prima della partita» («Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 16, 4 agosto 1998).

  18. 18 Sul ritorno del Perugia Calcio in serie B, cfr. A. Menconi, Quel sogno chiamato serie B, Orvieto, Intermedia, 2014.

  19. 19 «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 19, 15 settembre 1998.

  20. 20 Ivi, n. 3, 1 febbraio 2000. La redazione della rivista si sofferma sulla tifoseria biancorossa, «sempre più in ascesa e presente in maniera massiccia nelle trasferte».

  21. 21 «Il gazzettino dell’Umbria», 7 novembre 1992.

  22. 22 Per un profilo del gruppo 3M, si rinvia al focus I “matti” di Perugia, in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 25, 9 dicembre 1997.

  23. 23 Le Brigaden nascono nell’autunno del 1989. Tra le amicizie del gruppo, quelle con gli Ultras Catanzaro e con i Boys Roma (Ivi, n. 3, marzo 1993). Sulle origini del gruppo si veda anche l’intervista apparsa in Pianeta tifo, dicembre 1992 (n. 2), supplemento di «Sport Umbria».

  24. 24 Per le origini del gruppo, che si costituisce fra il 1987 e il 1989, si rinvia alle interviste al direttivo ospitate in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 19, 19 settembre 1995, e n. 19, 14 settembre 1999.

  25. 25 Ghirelli, Martucci, Op. cit., pp. 581-585.

  26. 26 Cfr. Con il Grifo nel cuore a cura di U. Maiorca, Massa, Eclettica edizioni, 2017.

  27. 27 «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 1, gennaio 1993, riserva un approfondimento alla curva del Perugia dopo un incontro con i rappresentanti di 3M, Doddy Boys e Brigaden. La copertina della rivista viene dedicata ai Doddy Boys con il titolo Il volto nuovo degli ultras.

  28. 28 Ivi, n. 16, 8 agosto 1995.

  29. 29 Queste le parole del Comando Supremo della Grande guerra (19 novembre 1915), «le prime, dal principio della lotta, in cui si fa particolare menzione delle gesta di un reparto»: «Sul Carso […] la Brigata “Perugia” riuscì a conquistare tutto il costone che […] degrada sull’Isonzo tra Poteano e Boschini. Scacciata poi da tale posizione per un violento contrattacco nemico, contrattaccava a sua volta riconquistando le perdute trincee. […] Infine logori ma indomiti i valorosi del 129° reggimento, fasciati i piedi in sacchi a terra, nelle tenebre, irrompevano dalle trincee sull’avversario e lo disperdevano completamente prendendogli 175 prigionieri e abbondante materiale da guerra (firmato Cadorna)». L’encomio è riportato in G.U. Nazzari (G. Guazzaroni), La più bella tra le città minori (Perugia), Perugia, Futura, 2020, pp. 52-53.

  30. 30 «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 10, 20 maggio 2003.

  31. 31 Così Nicola Nucci nell’intervista agli esponenti della Brigata che appare, Ivi, n. 17, 20 agosto 1996.

  32. 32 Rossi per sempre, Confraternita delle foglie, Spello 2003.

  33. 33 E su viale Ceccarini è notte di guerriglia. Ferragosto violento nel salotto di Riccione, in «la Repubblica», 17 agosto 1995. Nell’ampio articolo di A. Chiarini e A. Tonelli il resoconto di «tre ore di battaglia fra cento agenti e trecento saccopelisti» con una scia di 24 arresti e 20 feriti. La maxirissa, con sassaiola e colpi di pistola in aria, era scaturita dalla cattura di due spacciatori di hashish. Nell’ambito dell’ampio servizio, il racconto di Andrea il “veterano”, uno dei partecipanti ai disordini (Come un film volavano pugni e bottiglie). Nell’intervista si parla di droga, risse, tifo e politica: «Anch’io sono tifoso, Brigata Ultrà del Perugia. Quelli neri. La politica? Ho votato per Fini, e anche prima ero della fiamma, ma non sempre voto».

  34. 34 Cfr. Roberto Volpi nell’introduzione a Maracanà Mimmo cit., pp. 12, 21-22. Nel tempo, ricorda Volpi, non mancheranno anche scontri tra Armata Rossa e Ingrifati.

  35. 35 La questione diventa per qualche giorno un caso nazionale, la multa viene poi revocata. Un simile precedente avrebbe spogliato tutti gli stadi italiani della maggioranza degli striscioni («Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 11, 28 maggio 1996).

  36. 36 Ivi, n. 23, 10 novembre 1998.

  37. 37 Sulle “regole” del movimento ultras, si veda, tra l’altro, M. Monina, Ultimo stadio. In viaggio tra i tifosi d’Italia, Rizzoli, Milano 2008.

  38. 38 Così Giampaolo Abbiezzi in un approfondimento sulla curva perugina in «Supertifo», n. 20, 25 settembre 2001.

  39. 39 Ivi, n. 18, 29 agosto 2000.

  40. 40 Ivi, n. 9, 25 aprile 2000.

  41. 41 Ivi, n. 20, 26 settembre 2000. Un quadro complessivo delle presenze della Brigata al seguito della nazionale è dato nella fanzine del 18 dicembre 2005, Perugia-Acireale.

  42. 42 A conferma di questa propensione è significativo osservare come, per un periodo, «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», molto diffusa nel mondo delle curve, abbia ospitato una rubrica dal titolo eloquente Giornalisti su / Giornalisti giù in cui, testata per testata, giornalista per giornalista, venivano rilevati gli interventi in tema di tifo, dandone una valutazione di merito (a titolo esemplificativo si vedano i nn. 9-10 settembre/ottobre 1989 della rivista).

  43. 43 Si veda in proposito il focus Fanzilandia apparso in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 17, 18 agosto 1998.

  44. 44 Le curve, in senso stretto, sono definibili come settori popolari perché caratterizzate da prezzi inferiori rispetto ad altri settori. Ma nel tempo hanno guadagnato sempre più il rango di luoghi di effettiva democrazia: «Lo stadio – avverte lo storico del tifo Sebastien Louis – è uno dei pochi luoghi transociali della nostra società, dove l’operaio è seduto accanto all’attore, l’avvocato con il disoccupato. Nella curva non c’è una persona, la gente dimentica l’identità singola per diventare una comunità. […] Non conosco un altro luogo in cui le fasce sociali più basse e quelle elitarie condividono lo stesso spazio e le stesse emozioni». Quella della curva, sostiene l’antropologo Bruno Barba, «è una manifestazione di democrazia, perché si superano le barriere di classe, di genere, di ideologia» (entrambi gli interventi sono raccolti nel documentario RAI del 2024 Di padre in figlio. Vita da tifosi).

  45. 45 Per un esaustivo quadro dei prodotti “editoriali” del mondo delle curve, si rinvia ad A. Amorese, Curve, inchiostro e controinformazione, in «Fuori Gioco», n. 1, (2022), che rappresenta efficacemente la storia e l’ampiezza del fenomeno, ricordando alcune fanzine tra le più significative: da “Curva Sud” della Fossa dei Leoni e delle Brigate Rossonere del Milan a “L’urlo della Nord” (definito da chi lo redige «un poderoso strumento d’identificazione») di Boys S.A.N. e Forever Ultras dell’Inter; da “Tam tam e segnali di fumo”, dei Nuclei Sconvolti del Cosenza, forse la prima, strutturata fanzine italiana, a “Quelli che urlano ancora”, del Genoa club Ottavio Barbieri e dei Vecchi Orsi; da “GSF”, dei Granata South Force di Salerno a “CUCS”, del Commando ultrà curva sud Roma; da “Grido ultrà”, del Collettivo autonomo viola di Firenze a “Spazio 1976”, degli Ultras curva nord del Bari; da “Fuori controllo”, dei Vigilantes Vicenza a “Ennekappa”, dei Nord Kaos Udinese, una delle migliori fanzine per linguaggio e approfondimenti, prodotta tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila, con il sottotitolo “Agenda di un gruppo a spasso per l’Italia”. Sulle fanzine del panorama ultras italiano si rinvia anche al focus Un tifo a colpi di fanzine in «Supertifo», n. 5, 29 febbraio 2000.

  46. 46 Il riferimento è ad Antonio Matarrese, presidente della FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) dal 1987 al 1996.

  47. 47 La recensione appare in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 1, 9 gennaio 1996.

  48. 48 Sui primi due fogli si veda l’approfondimento Perugia scripta, ivi, n. 5 maggio 1991.

  49. 49 Impostazione professionale, quella di Vecchia Guardia, con dieci pagine di carta lucida bicolore (si veda l’approfondimento, ivi, n. 23, 9 novembre 1999).

  50. 50 Ivi, n. 9, 25 aprile 2000.

  51. 51 Ivi, n. 18, 29 agosto 2000.

  52. 52 Nelle curve si manifestano forme di solidarietà interna e di solidarietà esterna: «C’è una solidarietà interna, innanzitutto. In quasi tutti i gruppi ultras – rileva Sebastien Louis – ci sono persone che non vediamo, per esempio dei disabili, che la nostra società che si dice inclusiva non accoglie. Allo stadio queste persone hanno un ruolo, sono riconosciute come tifosi, non come disabili» (Di padre in figlio. Vita da tifosi, documentario RAI, 2024).

  53. 53 Così Colin Firth nel film Febbre a 90°.

  54. 54 L’immagine della matrioska, dell’insieme di bambole cave in legno tipico della cultura popolare russa, è efficacemente usata in C. Crouch, Identità perdute. Globalizzazione e nazionalismo, Laterza, Bari-Roma, 2019, pp. 123-125, per evocare «sentimenti di lealtà e identificazione di varia forza».

  55. 55 «Supertifo», n. 10, 20 maggio 2003.

  56. 56 V. Marchi, Ultrà. Le sottoculture giovanili negli stadi d’Europa, Hellnation, Roma 2015, pp. 106-115. I meccanismi di adesione allo stile ultrà, avverte Marchi, appartengono «soprattutto alla sfera della socializzazione e dell’identità». Una socializzazione con gerarchie rovesciate: «se nella società “reale” sono i valori, gli atteggiamenti e i comportamenti “borghesi”, della classe dominante, a risultare egemoni, nella società metaforica dello stadio il rapporto di forza si inverte: a fungere da “dodicesimo giocatore”, a trascinare nel tifo l’intero stadio, a svolgere un ruolo culturalmente egemonico non è più il ricco, non è il supporter della tribuna d’onore, ma il paria, l’ultimo, l’“invisibile” della curva».

  57. 57 Sul profilo “mondiale”, in campo e sugli spalti, del Perugia alla fine degli anni Novanta si rinvia a «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 5, 2 marzo 1999.

  58. 58 Ivi, n. 4, 13 febbraio 2001.

  59. 59 Ivi, n. 17, 28 dicembre 1994 e n. 8, 18 aprile 1995. La Brigata tornerà sull’episodio, anni dopo, con l’articolo Chi si rivede, nella fanzine del 18 ottobre 1997, Perugia-Padova.

  60. 60 Maxirissa da saloon tra perugini e ternani. Feriti alcuni giovani, in «Corriere dell’Umbria», 22 ottobre 1996. Gli scontri avvengono nell’area di servizio Sillaro Ovest di Castel San Pietro. I perugini tornavano da Parma, i ternani da San Donà di Piave. Per la ricostruzione perugina di quell’episodio, si rinvia al comunicato firmato “Ultras Perugia” apparso in «Supertifo. La rivista del tifoso organizzato», n. 24, 26 novembre 1996.

  61. 61 Assaltato autobus di tifosi, in «Corriere dell’Umbria», 18 novembre 1996. Un bus di tifosi del Perugia di ritorno da Napoli viene colpito da un sasso lungo il raccordo Terni-Orte, nelle vicinanze di Narni. Nel resoconto si parla di «un agguato in piena regola che solo per fortuna non si è tramutato in tragedia». L’autobus, colpito in movimento, «è uscito fuori strada abbattendo anche un pino». Sette i feriti.

  62. 62 Tafferugli al Curi, due feriti, ivi, 28 febbraio 2000.

  63. 63 «Pesanti scontri tra le tifoserie hanno turbato una sfida molto sentita», «momenti di forte tensione» tra romanisti e perugini sotto la curva di casa con alcuni fermi da parte delle forze dell’ordine («Supertifo», n. 8, 22 aprile 2003).

  64. 64 Rissa con gli ultras della Samb, in «Corriere dell’Umbria», 25 marzo 2002; Maxirissa tra ultrà di Perugia e Samb, in «Il Messaggero», 25 marzo 2002. Gli ultras del Perugia erano diretti a Brescia, quelli della Sambenedettese a Mantova. Le cronache parlano di «mezz’ora di battaglia»; di scontri proseguiti anche «sulla carreggiata dell’autostrada, con gravi rischi per le persone coinvolte e per gli automobilisti di passaggio»; di circa trenta feriti complessivi e, sul campo, di «due pullman dei tifosi della Samb, completamente distrutti, un mare di schegge di vetro e le armi usate dagli ultrà». Anni dopo si registreranno ancora incidenti fra le due tifoserie con i perugini in trasferta a San Benedetto del Tronto (Pesce marcio in curva ospiti e scontri tra tifoserie: due feriti, in «Corriere dello Sport – Stadio», 15 gennaio 2007).

  65. 65 Cfr. ad esempio, Gli animali della nord nella fanzine dell’8 gennaio 1995, in relazione agli incidenti con i salernitani al ritorno da Como; Così no!!!, nella fanzine del 24 novembre 1996, a commento del sasso scagliato a Narni contro un pullman di perugini al rientro da Napoli («vero e proprio terrorismo, un attentato alla vita di trenta persone»).

  66. 66 Nell’articolo Da che pulpito (fanzine del 30 marzo 2002, Perugia-Chievo) c’è una replica ad una trasmissione di Radio Deejay che si era interessata agli scontri in autostrada tra perugini e sambenedettesi.

  67. 67 Qualche esempio: Salerno città di Giuda, nella fanzine dell’8 marzo 1998, Perugia-Salernitana; Non ultras, ma Gobbi, nella fanzine del 13 settembre 1998, Perugia-Juventus; Gli infami, rivolto ai Freak Brothers della Ternana, nella fanzine del 23 ottobre 1999, numero speciale a margine del derby di Coppa Italia.

  68. 68 Telecomunicazioni, teletrasmissioni, telescrittori o… teleboccafiato?, nella fanzine del 30 gennaio 2000, Perugia-Milan, in polemica con le presunte interferenze sul rendimento dei calciatori del Perugia da parte di alcune trasmissioni televisive. E ancora: Cari teleboccafiato, fanzine del 13 febbraio 2000, Perugia-Roma.

  69. 69 In un approfondimento del «Corriere della Sera» sugli ultras di destra (5 maggio 2008), in una gradazione che divide tra “estrema destra” e “destra” la Brigata Ultrà Perugia viene classificata come di “destra”, senza il rilievo dell’estremismo.

  70. 70 «Supertifo», n. 10, 20 maggio 2003.

  71. 71 Così viene definita la Brigata in un approfondimento sulla curva nord di Perugia apparso ivi, n. 18, 28 agosto 2001.

  72. 72 Lo scandalo di Ancona, nella fanzine dell’11 aprile 1998, Perugia-Reggiana. Nell’articolo un attacco agli altri gruppi della nord, stretti da un’intesa con gli anconetani «dettata anche da motivi indiscutibilmente politici». La polemica è rivolta verso Armata Rossa e Ingrifati, accusati di «voler mantenere ad ogni costo un’amicizia con una tifoseria che a più riprese ha mandato cori contro il Perugia […] e contro la Brigata».

  73. 73 La politica entra in curva. E la Nord restò divisa, in «Il Giornale dell’Umbria», 28 agosto 2006.

  74. 74 Stranieri: ma chi sono?, nella fanzine del 26 ottobre 1997, Perugia-Ancona.

  75. 75 Alcuni esempi: Sogno e realtà (fanzine 7 maggio 1995, Perugia-Como), Il colmo dello scandalo: un’altra formazione gaucciana (fanzine 18 aprile 1999, Perugia-Roma); Professionisti o mercenari? (fanzine del 23 aprile 2006, Perugia-Lucchese).

  76. 76 Cfr. in proposito: L’esempio, dedicato ad Andrea Cottini, nella fanzine del 16 novembre 1997, Perugia-Castel di Sangro; Il capitano, dedicato a Salvatore Matrecano, nella fanzine del 22 febbraio 1998, Perugia-Venezia; Profilo di un campione, dedicato a Milan Rapaić, nella fanzine del 20 dicembre 1998, Perugia-Fiorentina.

  77. 77 Fra le tante interviste quelle a Gianluca Petrachi (23 maggio 1999), Renato Olive (14 maggio 2000), Marco Materazzi (22 ottobre 2000), Davide Baiocco (12 novembre 2000), Giovanni Tedesco (26 novembre 2000), Andrea Mazzantini, definito «portiere-ultrà» (3 dicembre 2000), Roberto Goretti (21 gennaio 2001), Zisis Vryzas (4 marzo 2001), Mauro Milanese (8 settembre 2001) e Fabio Grosso (23 settembre 2001).

  78. 78 A. Amorese, Curve, inchiostro e controinformazione, in «Fuori Gioco», (2022), n.1.

  79. 79 Secondo Marchesini, Pivato, Op. cit., p. 38, «estendendo al football le categorie anni fa applicate da Eric Hobsbawm, non si è lontani dal vero se si asserisce che nell’età contemporanea lo sport è vissuto come ‘una religione laica’».