Campanili e palloni. Per una storia locale del calcio italiano, cura di Saverio Battente, Claudio Mancuso, Nicola Sbetti

Pisa, Pacini, 2024, 140 pp.

Lorenzo Venuti

Università di Bologna



Negli ultimi anni, la storiografia italiana ha mostrato un crescente interesse per i temi legati alla storia dello sport e, in particolare, del calcio. Accanto ai pionieristici lavori di Antonio Ghirelli (1954) e di Papa e Panico (1993, 2000), e a quelli sul tifo organizzato (Dal Lago, 1990) si sono affermati nuovi studi che hanno approfondito aspetti centrali del pallone italiano: il rapporto con la politica (Archambault, 2022), la dimensione economica (De Ianni, 2015) e il ruolo della Nazionale nella costruzione dell’identità nazionale (Colombo-Lanotte, 2021).

Si tratta di contributi di grande rilievo, che hanno offerto da un lato un quadro di riferimento per ulteriori approfondimenti, e dall’altro hanno aperto la strada a una riflessione più articolata su tematiche specifiche, come il ruolo del calcio a livello locale. In un Paese composto da mille campanili, dove lo sport rifletteva e riflette le tensioni politiche, economiche e sociali più ampie a livello territoriale, lo studio delle cosiddette “provinciali” è stato uno dei primi ambiti ad attirare l’attenzione degli studiosi.

Una prima giornata di studi fu promossa da Fulvio Conti, Marco Pignotti e Massimo Baioni a Cagliari, nel maggio 2018, con il titolo Football, società, politica, simboli. L’anno successivo, ai Cantieri di storia della Sissco, lo stesso gruppo organizzò un nuovo incontro intitolato Provinciali di lusso. Politica, passioni, icone del calcio del secondo dopoguerra, che incrociò un altro panel coordinato da Riccardo Brizzi su temi analoghi, La storia del calcio in Italia: attori e istituzioni. Da questa sinergia nacquero due cicli di seminari Sissco, promossi tra il 2020 e il 2021, all’interno dei quali si colloca anche l’incontro tenutosi a Palermo il 4 dicembre 2020, Calcio, identità e territori, che ha ispirato la pubblicazione del volume Campanili e palloni. Per una storia locale del calcio italiano.

Il volume non nasconde una certa ambizione: quella di proporsi come “stimolo per una nuova stagione di ricerche sulla dimensione locale del calcio italiano” (p. 7). In effetti, di ricerche sulle compagini locali e sul rapporto fra calcio e territorio, sono piene le biblioteche di provincia. Ogni club che abbia militato in una qualsiasi categoria professionistica può vantare una propria narrazione, spesso affidata a giornalisti o appassionati locali. Tuttavia, il volume cerca di andare oltre la dimensione celebrativa o di mero racconto sportivo, ispirandosi ai più recenti approcci storiografici e a lavori monografici su singoli club, come la tesi di dottorato Football et société à Turin di Paul Dietschy (1997), Juventus. Storia di una passione italiana di Giovanni De Luna e Aldo Agosti (2019) e Storia critica del Milan di Sergio Giuntini (2021).

Questa ricca base di studi ha, secondo i curatori, “permesso di avviare una fondamentale riflessione di natura metodologica” (p. 119), volta a mettere in luce il rapporto tra le società calcistiche e i territori di riferimento, nonché il loro impatto nel processo di costruzione delle identità locali (pp. 7-8). In questa direzione, il volume propone una raccolta di saggi eterogenea per taglio cronologico e geografico, ma unita dall’obiettivo comune di analizzare come il calcio, una volta radicatosi all’interno delle comunità, abbia reagito agli stimoli esterni secondo logiche economiche, identitarie e sportive.

Il primo saggio, a firma di Aldo Agosti, rappresenta un esempio di storia di club. L’autore, già co-autore del volume Juventus, ripercorre nella sua analisi Scrivere la storia di società di calcio: la Juventus le vicende del club bianconero, evidenziandone i momenti di svolta e la lunga continuità della guida da parte della famiglia Agnelli.

Seguono tre contributi di taglio più ampio, dedicati all’impatto della politica e dell’economia sulle dinamiche calcistiche italiane. Enrico Landoni, in Il fascismo e la politica delle fusioni forzate nelle grandi città, analizza le logiche e le modalità attraverso cui il regime, a partire dalla Carta di Viareggio (1926), promosse l’unificazione di più società cittadine, evidenziando come dietro un’apparente coerenza ideologica si potessero celare anche motivazioni locali e contingenti, capaci di accelerare, o rallentare la spinta proveniente dal cuore del regime. Marco Pignotti, nel suo L’uso pubblico del club e le “provinciali di lusso”, si concentra sui casi di Lanerossi Vicenza e Varese, mettendo in luce l’emergere, a partire dagli anni Cinquanta, di una nuova classe dirigente che utilizza ben volentieri per fini economici il calcio, fino a trasformare centri fino ad allora periferici in realtà affermate nella massima serie. Alberto Molinari propone invece un’analisi del ruolo dello sport, e del calcio in particolare, nella narrazione del “buon governo” dell’Emilia negli anni Cinquanta, in contrasto con la retorica democristiana dominante.

Nella seconda parte del volume, l’attenzione si sposta su singole realtà provinciali che, in epoche e modalità diverse, sono riuscite a farsi simbolo del proprio territorio. Il testo, tuttavia, non segue una cadenza cronologica, che invece proponiamo in questa analisi. Claudio Mancuso, in Le origini del Palermo calcio, illustra il contributo fondamentale della comunità inglese allo sviluppo del calcio nel capoluogo siciliano, ma anche la sinergia che si venne a creare tra l’elemento anglosassone e la popolazione locale. Deborah Guazzoni, in Percorsi di riconoscimento di un’identità territoriale attraverso il calcio, presenta il caso della Pro Vercelli, simbolo sportivo di una città che fu protagonista del calcio italiano fino al primo dopoguerra. Massimo Cervelli, in La Fiorentina durante la guerra, analizza le complesse vicende della squadra viola durante il passaggio del fronte nella Seconda guerra mondiale, offrendo un intenso affresco umano e sociale.

Tommaso Begotti propone un’analisi delle vicende economiche della SPAL, una delle “provinciali di lusso” per eccellenza. In Il miracolo economico e il miracolo sportivo mette in evidenza la costruzione di un vero e proprio “modello SPAL” e la sua fragilità strutturale, resa evidente dal confronto con club più organizzati e finanziariamente solidi, capaci, con l’andare del tempo, di compromettere la capacità del club felsineo di accaparrarsi i migliori talenti giovanili.

Due contributi di lungo periodo si concentrano su realtà toscane. Saverio Battente analizza il caso della Robur Siena, mettendo in luce l’assenza di un disegno progettuale nel calcio senese, mentre Paolo Ceccarelli si sofferma sul ruolo del calcio a Piombino, città operaia capace di affermarsi in Serie B nel secondo dopoguerra.

Il volume si chiude con la presentazione del documentario di Francesco Gallo su Gigi Marulla, autentico simbolo del calcio di provincia, capace di legarsi in modo profondo all’immaginario collettivo dei tifosi del Cosenza. Un saggio che ha il merito di porre l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato nelle ricostruzioni di taglio storico, ovvero la passione che avvolgono le piazze di provincia, i loro idoli e le difficoltà della divulgazione tramite mezzo audiovisivo.

Il libro offre uno spaccato estremamente interessante, ma – comprensibilmente in quanto esito di un convegno – presenta anche alcune criticità. È evidente, ad esempio, lo squilibrio tra le realtà del Centro-Nord e quelle del Mezzogiorno, rappresentate esclusivamente dal caso del Palermo e dal documentario su Marulla. Questo limite appare ancor più evidente se si osserva la copertina, che raffigura mascotte Panini di molte squadre meridionali (Bari, Barletta, Catanzaro, Lecce, Messina, Taranto). Allo stesso modo, poca attenzione è riservata al ruolo dei media locali – radio, TV, giornali – e ai processi di radicamento territoriale attraverso la comunicazione sportiva.

Tali osservazioni critiche, tuttavia, confermano il successo dell’intento dichiarato dai curatori: il volume non pretende di essere esaustivo, ma si propone come stimolo per una nuova stagione di studi sulla dimensione locale del calcio italiano, sia in senso geografico che tematico.