Mauro Berruto, Lo sport al potere. La cultura del movimento e il senso della politica

Torino, Add Editore, 2025, 140 pp.

Nicola Sbetti

Università di Bologna



Mauro Berruto, come noto ai più, è una figura poliedrica dello sport italiano essendo stato capace di guidare la nazionale maschile di pallavolo a un bronzo olimpico alle Olimpiadi di Londra 2012, di cimentarsi come direttore tecnico della nazionale di tiro con l’arco e ora di insegnare il corso Sport e attori politici all’Università di Genova e di occuparsi della politica sportiva del Partito Democratico come deputato della Repubblica.

In questo volume l’autore riflette, guardando al lungo periodo, sulla relazione fra lo sport e la politica. Paradossalmente però, quantomeno per gli storici dello sport, i capitoli più interessanti non sono necessariamente i primi tre in cui Berruto riflette, con un approccio divulgativo e basandosi esclusivamente su fonti secondarie in lingua italiana, sugli intrecci fra sport e potere nell’antichità (Lo sport antico è un po’ moderno), nel Novecento (Lo sport moderno è un po’ antico) e negli ultimi cinque lustri (Il nuovo millennio), ma soprattutto il quarto.

In quest’ultimo capitolo, peraltro intitolato proprio come l’intero libro: Lo sport al potere, l’autore illustra infatti la propria visione dello sport italiano con riflessioni originali. Da un lato lo fa descrivendo la propria idea di cultura sportiva e riportando alcuni suoi interventi effettuati in questi anni alla Camera dei Deputati, che possono servire anche come fonti primarie. Dall’altro conclude la sua trattazione pubblicando un manifesto per «lo sport di domani» declinato in «12 mosse».

Nel contesto di queste dodici proposte dedicate a: «sport e scuola» (pp. 220-221), «sport e cultura» (pp. 221), «sport e benessere psicofisico» (pp. 222-224), «sport, lavoro e professionismo» (pp. 224-226), «sport ed equilibrio di genere» (pp. 226-227), «sport e governance» (pp. 227-228), «sport e diritti» (pp. 228-231), «sport e legalità» (pp. 231-233), «sport, città, enti locali» (pp. 233-234), «sport e ambiente» (pp. 235-235), «sport e università» (pp. 236-237) e «sport e impresa» (pp. 237-238), risultano particolarmente preziose le considerazioni del secondo punto.

Secondo Berruto, infatti, sarebbe opportuno, anzi, «fondamentale», il «sostegno all’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, della storia e della cultura dello sport», anche perché «la storia dello sport, delle manifestazioni, dei campioni e delle campionesse è una straordinaria opportunità per insegnare anche tanto altro: storia, geografia, arte, matematica, scienza, letteratura, educazione civica» (p. 221).

Oltre a essere una piacevole lettura, quindi, Lo sport al potere è anche un prezioso documento per tutti coloro che a partire dalla Società Italiana di Storia dello Sport e i promotori di questa rivista si spendono quotidianamente per la legittimazione dello studio del fenomeno sportivo e della sua storia.